LA GIORNATA SULLA DISABILITA’: OLTRE IL RITO LA QUOTIDIANITA’

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa venerdì 3 dicembre 2010

Oggi si celebra la giornata internazionale ed europea sulla disabilità istituita nel 1993. Un momento di riflessione, di dibattito e di confronto sulle tematiche che riguardano una larga parte della popolazione italiana: sono 4 milioni e 100.000 le persone con disabilità nel nostro Paese, pari al 6,7% della popolazione secondo l’ultimo rapporto del Censis. Eppure di handicap si parla pochissimo e forse, è proprio questo il significato della giornata celebrativa, parlare e far conoscere una realtà che molti ignorano, vissuta nell’immaginario collettivo ancora con modelli preconfezionati al limite del pregiudizio. Quindi, andando oltre le raccolte di fondi, le piantine e i fiocchetti distintivi, questa giornata è per il mondo della disabilità la conquista di anni di battaglie e di lotte per i diritti che hanno portato all’adozione della convenzione sui diritti delle persone con disabilità approvata dalle Nazioni Unite nel 2006. Una grande conquista che deve fare i conti con le difficoltà quotidiane che si vivono nel nostro Paese, una realtà ben lontana dai diritti contenuti nella convenzione. Troviamo falle ovunque, dal diritto allo studio a quello della salute e assistenza, dal diritto all’autodeterminazione a quello al lavoro, il nostro Paese fa acqua da tutte le parti, in barba alle conquiste raggiunte in anni di battaglie. Uno dei più feroci attacchi ha riguardato la scuola. Con la nuova riforma approvata alla Camera dei Deputati e in attesa di essere votata al Senato, si riducono, infatti, drasticamente le ore di sostegno per gli alunni con disabilità e parallelamente a questo abbiamo visto il tentativo di reintrodurre sotto mentite spoglie le classi differenziate attraverso programmi scolastici che, invece di andare verso l’inclusione sociale vanno nella direzione opposta. Anche dal punto di vista del lavoro e delle previdenze le cose non vanno molto meglio, la legge 68 che prevede il collocamento mirato al lavoro delle persone con disabilità è disattesa da anni così il disabile non solo non è inserito nel contesto lavorativo e quindi sociale, ma grava sulle casse dello Stato. Su questo argomento è arrivato anche il rapporto Ocse che accusa l’Italia di far niente o poco per far si che le persone disabili possano lavorare e lancia l’allarme dicendo che se non ci sarà un’inversione di tendenza le persone che beneficiano di pensioni di malattia o di disabilità andranno ben oltre il 6% odierno. Questo, tuttavia, pare non interessare il Governo che invece di attuare politiche rivolte al lavoro alleggerendo così gli istituti di assistenza ritiene che il problema dell’Italia sia il falso invalido e per questo è iniziata da qualche mese la caccia alle streghe che sta pesantemente penalizzando i disabili veri, costretti alle vie crucis dell’Inps, a doppi e tripli controlli, un’operazione propagandistica che da una parte sta penalizzando le famiglie con a carico un disabile, e dall’altra sta costando molto di più di quanto si pensa di ottenere trovando il falso invalido; è da sottolineare che la giusta battaglia contro i falsi invalidi ancora non ha prodotto nessuna denuncia verso medici e commissioni che almeno in teoria sarebbero stati compiacenti nell’attribuire l’invalidità a chi non ha diritto. Infine sorvolando sul taglio al fondo per la non autosufficienza, e anche sulla miseria delle pensioni adesso, tanto per gradire, si è deciso di ridurre il fondo stanziato per il 5X1000 del 75% così anche l’universo del volontariato e dell’associazionismo non troverà nelle sue casse i soldi che i cittadini italiani hanno versato esprimendo una precisa volontà e i disabili e le loro famiglie non potranno più contare neanche sul volontariato. Se pensiamo che tutto questo è prodotto da un attacco culturale a cui si aggiungono fatti di cronaca, in cui i disabili sono vessati o maltrattati, l’arretratezza in tema di abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, la mancanza di progetti per il Dopo di Noi, la solitudine che in Italia si sta creando intorno ai disabili, alle loro famiglie e agli operatori del settore, non possiamo non vedere, come Italia dei Valori, la ritualità dei riflettori accesi in una giornata commemorativa che si scontra con le difficoltà della realtà quotidiana quando i riflettori sono puntati altrove.


COOP SOCIALI, DE LUCA (IDV): “SBLOCCARE CONTRATTI LAVORATORI”

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 6 settembre 2010

Roma, 06 set – “Il comune di Roma rispetti gli impegni assunti con le cooperative sociali e garantisca ai lavoratori i loro diritti.” Lo chiede, in una nota, il responsabile regionale per il terzo settore e la sanità dell’Italia dei Valori, Mario De Luca. “Circa 400 persone rischiano di perdere il posto di lavoro in un momento di grave crisi economica, solo per intoppi burocratici, non sappiamo fino a che punto voluti. Parliamo di decine e decine di soggetti, appartenenti a categorie svantaggiate, che si guadagnano da vivere onestamente curando il verde pubblico nell’interesse di tutti i cittadini romani – prosegue – Mentre l’amministrazione comunale si perde dietro a progettazioni utopistiche e inutili, la vita quotidiana di migliaia di persone diventa sempre più complicata: a queste categorie noi guardiamo con preoccupazione e assicuriamo tutto il nostro sostegno”.


Coordinamento Salviamo il Santa Lucia – videomessaggio

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità, Lavoro e Formazione, Sanità venerdì 22 gennaio 2010


Se questi sono uomini

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione, Legalità venerdì 15 gennaio 2010

Poco tempo fa, mettendo a posto la libreria, mi è capitato tra le mani “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’ho riletto tutto d’un fiato senza poter interrompere e molte volte ho sentito un nodo alla gola, ogni volta la lettura di questo libro mi provoca le stesse emozioni.
Dopo qualche giorno i fatti di Rosarno in televisione e sui giornali, a pensarci bene non c’è una grande differenza, certo non siamo arrivati alla pianificazione sistematica (le camere a gas non ci sono) ma, se vediamo dove vivono i braccianti stagionali extracomunitari, ricordiamo i lager descritti da Primo Levi.
Quelli sono lager, e gli uomini sono trattati peggio che animali.
E diciamolo pure, lo sapevamo, ma con tutti i problemi che bisogna affrontare ogni giorno, con la disoccupazione che aumenta e star dietro al “processo breve”, al “legittimo impedimento” e altre problematiche legate agli affari del nostro Premier, ci siamo distratti.
Ci sono voluti gli scontri di Rosarno per accorgersi della vergogna che abbiamo in casa e abbiamo assistito alla rabbia dei disperati che si sono permessi di reagire ai soprusi, proprio in Calabria, regione d’Italia che detiene il triste primato di più alta e pericolosa densità mafiosa.
Ma perché,dopo vent’anni, la ‘ndrangheta non li vuole più questi schiavi?
Il motivo è semplicissimo, non servono.
Nel 2003 la commissione Ue decide di riformare la politica agricola comune o Pac, che è il sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo, le cifre sono da capogiro, in questo ambito viene immesso il 44 per cento del bilancio comunitario, vengono distribuiti centinaia di miliardi in sussidi per tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia per il periodo che va dal 2007 al 2013.
Vengono approvate anche delle modifiche al sistema di aiuti, una di queste è che il sostegno economico viene erogato in base al numero di ettari coltivati e non più sulla produzione.
Nel caso di Rosarno dove si coltivano agrumi i contributi vanno da un minimo di 800 a un massimo di 1200 euro a ettaro di terreno e, se il terreno non produce niente, i soldi si prendono lo stesso. Risolto il problema.
Nella piana di Gioia Tauro ci sono 100 famiglie appartenenti alle ‘ndrine che controllano un territorio in cui vivono 180mila abitanti. Fanno quello che vogliono, sono i padroni.
Fino al 2013 gli schiavi non servono e per questo devono andare via, poi magari serviranno ancora…
Il governo ha fatto un favore alla ndrangheta, e abbiamo assistito ad una vera e propria deportazione.
Il paragone con i lager a qualcuno potrà sembrare esagerato ma il dato di fatto è incontrovertibile: in questo paese non c’è il rispetto per la dignità umana. Spremuti, come le arance che raccoglievano, ormai inutili, cacciati via.


il Valore dell’integrazione: video

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 14 dicembre 2009

Ecco i video che raccontano la giornata del 3 dicembre e il convegno a cui hanno partecipato centinaia di persone desiderose di contribuire alla formulazione delle politiche nazionali sul tema della disabilità: niente su di noi senza di noi!


L’Agricoltura Sociale: un percorso originale di Welfare locale

Pubblicato nella categoria Cooperazione Sociale giovedì 10 dicembre 2009

L’Agricoltura Sociale è l’insieme delle pratiche che vedono persone provate da diverse forme di svantaggio o disagio trovare nelle attività agricole una chance per dare un significato alla propria esistenza e un senso alle proprie capacità.
Si tratta di percorsi di inclusione lavorativa in aziende agricole e di servizi educativi, terapeutici e riabilitativi erogati mediante l’utilizzo di processi produttivi agricoli o con l’ausilio di animali in aziende agricole o in strutture che, pur non configurandosi come imprese agricole, impiegano risorse rurali nelle loro attività.

Quante sono le fattorie sociali?
Un censimento completo delle fattorie sociali in Italia non è stato mai fatto. A fine 2003 l’ISTAT ha rilevato 471 cooperative sociali di tipo B che svolgono attività agricole finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra il 2003 e il 2005 sono diventate 571 con un aumento  del 21 %, un dato in netta controtendenza rispetto a quello delle imprese agricole tout court.
Il ruolo d’inclusione lavorativa svolto dalla cooperazione sociale in agricoltura è molto significativo: oltre 7.100 sono i lavoratori svantaggiati occupati in queste imprese, un’entità pari al 30 % del totale di tali lavoratori che trovano occupazione nel complesso delle cooperative sociali di tipo B. Considerando che l’incidenza in termini di numero di imprese è inferiore, emerge come le cooperative sociali agricole includano in media un numero maggiore di soggetti rispetto al resto della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. Le tipologie di svantaggio presenti sono varie. Le cooperative sociali agricole tendono, rispetto al complesso della cooperazione sociale, a coinvolgere lavoratori con tipologie di svantaggio a maggior rischio di esclusione sociale, come i pazienti psichiatrici, i detenuti, gli ex detenuti e i tossicodipendenti. Sono soprattutto questi soggetti a mostrare interesse all’Agricoltura Sociale poiché, mediante il contatto con le piante e con gli animali e il coinvolgimento nelle attività agricole, essi riscoprono la loro potenzialità interiore e il senso di responsabilità individuale che permettono di ritrovare un equilibrio motivazionale e relazionale.
Altri soggetti interessati sono poi coloro che provengono anch’essi da ambiti lontani dall’agricoltura e che trovano le loro motivazioni profonde nel disagio provocato dagli aspetti quantitativi, standardizzati e consumistici dell’attuale modello di sviluppo.
Mostrano, inoltre, attenzione all’Agricoltura Sociale persone che hanno perduto il lavoro in forma continuativa e sicura o che lo mantengono in condizioni precarie e nelle attività agricole trovano un modo per integrare il reddito.
All’ Agricoltura Sociale sono ultimamente sempre più interessati quei produttori agricoli, per lo più “biologici”, che già svolgono attività diversificate nell’ambito dell’agriturismo e dei servizi legati al mondo della scuola. E ad essa incominciano a mostrare attenzione anche altri soggetti agricoli, soprattutto giovani, con redditi misti e in possesso di strutture spesso di piccole dimensioni,  i quali, spinti dalla globalizzazione ad abbandonare modelli produttivi eccessivamente specializzati perché non premiati dai mercati, sono indotti, per integrare il reddito, a sperimentare l’agricoltura ecocompatibile, multifunzionale e di prossimità.

Benessere umano e benessere dell’ecosistema non sono incompatibili

L’Agricoltura Sociale si fonda sull’idea che promuovere stili di vita e modelli di produzione, di investimento e di consumo compatibili con la protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima fa bene alle persone perché il benessere umano coincide con il benessere dell’ecosistema.
Si tratta di una concezione del benessere che fa riferimento a modelli sociali e culturali in cui assumono valore le relazioni di senso, le opportunità che permettono alle persone di dare un significato alle cose che fanno e alle loro capacità, la salvaguardia del capitale sociale e dei saperi locali, la riappropriazione del Genius loci come perpetuazione della propria creatività.
E’ una concezione del benessere che si integra con una visione del paesaggio non come mero quadro statico da contemplare, ma come movimento, riscoperta, autocoscienza, formazione della personalità umana.

Le proposte per promuovere l’Agricoltura Sociale
L’Agricoltura Sociale trova il proprio fondamento nei principi dell’art. 44 della nostra Costituzione, che finalizza l’intervento pubblico in agricoltura alla cura della qualità del territorio e al perseguimento della giustizia sociale.
E’ inoltre espressione dell’economia civile che può contribuire direttamente a ridurre le disuguaglianze, sviluppare le capacità delle persone mediante un processo di responsabilizzazione e liberazione e proteggere la natura oltre le politiche redistributive.
Per promuovere iniziative di Agricoltura Sociale bisogna agire in tre direzioni:
1) migliorare le condizioni affinché le persone in difficoltà possano con l’attività agricola dare un senso alle proprie capacità;
2) riconoscere l’Agricoltura Sociale come un’opportunità per migliorare la competitività delle imprese e dei territori rurali;
3) creare un nuovo nesso tra sviluppo, protezione sociale e tutela ambientale nelle aree rurali e nelle aree agricole periurbane e metropolitane.
Si tratta di salvaguardare il pluralismo delle esperienze di Agricoltura Sociale, indipendentemente se ad attivarle sia un’azienda agricola.
Vanno, inoltre, rafforzate le politiche sociali nelle politiche di sviluppo e coesione, integrandole nello sviluppo locale.
Occorre impedire la vendita dei terreni di proprietà pubblica e di quelli confiscati alla mafia  per metterli a disposizione di progetti di utilizzo produttivo per finalità sociali.
Bisogna, infine, individuare modalità di coordinamento delle diverse politiche (sviluppo rurale, ambiente, welfare, sicurezza, istruzione, ecc.) e di coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati nella loro definizione, a livello regionale e nazionale.


LA REGIONE RISPETTI GLI IMPEGNI E REINTEGRI IL TAGLIO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE

Pubblicato nella categoria Sanità mercoledì 2 dicembre 2009

Il 31 dicembre 1200 disabili pluriminorati saranno dimessi dai centri di riabilitazione presenti nella Regione Lazio, molti dei quali senza alcuna assistenza familiare, con loro oltre 1300 lavoratori degli stessi centri finiranno in mezzo alla strada. Questa drammatica decisione è stata presa dal Comitato di coordinamento dei Centri associati all’ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, a causa della mancata applicazione degli accordi sottoscritti con la Regione Lazio nel mese di maggio,che ha provocato un ulteriore aggravamento della già enorme criticità finanziaria. “Nonostante l’accordo siglato tra le associazioni e la Regione e le molteplici rassicurazioni pervenute ai Centri, la situazione è tutt’altro che risolta”. – dichiara Mario Dany De Luca, Responsabile Welfare Regionale IDV – “La Regione deve al più presto assumersi le proprie responsabilità, e dar seguito agli impegni presi nei confronti di centinaia di utenti e famiglie, nonché dei lavoratori stessi, reintegrando immediatamente il taglio previsto sulle prestazioni sanitarie. Per troppo tempo” – conclude De Luca – “i Centri hanno manifestato e partecipato a tavoli che, come sta emergendo in più settori, non hanno portato a nessuna soluzione concreta. Così, l’unica certezza è un Natale di lacrime e sangue per migliaia di persone”.


IL VALORE DELL’INTEGRAZIONE: LE PERSONE DISABILI, DIRITTI, RISORSE E PARTECIPAZIONE

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità mercoledì 18 novembre 2009

“Nulla su di noi senza di noi”

Il partito dell’Italia dei Valori ha organizzato per il prossimo giovedì 3 dicembre il convegno denominato “Il Valore dell’Integrazione: le persone disabili, diritti, risorse e partecipazione. Nulla su di noi senza di noi”, che si svolgerà a Roma al Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 – zona San Lorenzo, dalle 15.00 alle 19.00. Nel dibattito verranno affrontate le problematiche legate a quell’immensa periferia sociale che prende il nome di disabilità,  le tematiche del sociale e le prospettive per una vera integrazione, con particolare attenzione alla tematica dell’assistenza e dell’inclusione. Sarà anche l’occasione per presentare la nascita dell’Ufficio delle Politiche per il Superamento dell’Handicap nazionale, diretto da Mario Dany De Luca, all’interno del Dipartimento Welfare nazionale dell’IDV del quale è segretario Maurizio Zipponi. Con questa iniziativa si vuole mettere a disposizione del mondo della disabilità un ulteriore strumento di lavoro e progettazione politica per affrontare i problemi legati al mondo dell’handicap come il “Dopo di Noi”, che coinvolge i genitori di persone con patologie gravi e gravissime, la precarietà degli operatori del settore, l’inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità, l’assistenza nei percorsi scolastici e l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali e il tempo libero. Al convegno parteciperanno membri della società civile, dell’associazionismo, come modello di partecipazione, e della cooperazione sociale e integrata. La gestione del Governo in tema di sociale rende necessario affrontare il tema dei diritti, dalla legge 104 all’attuazione dei principi contenuti nella Convenzione Onu per i diritti  delle persone con disabilità, pericolosamente minacciati dalle politiche di centro destra.
Al convegno, oltre allo stesso Presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, prenderanno parte: Maurizio Zipponi Segretario Welfare nazionale IDV,  Mario Dany De Luca Responsabile IDV nazionale Dipartimento per il Superamento dell’Handicap, Pietro Barbieri Presidente della Fish (Federazione Superamento Handicap), Ida Collu Presidente nazionale ENS (Ente Nazionale Sordi), Tommaso Daniele (Presidente Forum Italiano sulla Disabilità), Giampiero Griffo rappresentante Italiano sulla Disabilità EDF (European Disability Forum), Giulio Nardone Presidente nazionale  Associazione Disabili Visivi, Carlo Rossetti  Presidente Onorario AISA nazionale (Associazione Italiana Sindromi Atassiche), Luigia Civili Lavoratrice Cooperativa Sociale Integrata Capodarco, Carlo Di Giusto Allenatore squadra del S.Lucia di Basket in carrozzina,  i genitori Giuseppe Ardizzone, Silvana Giovannini , Riccardo Rossi e l’operatrice sociale Tiziana Santoni.


Sanità, IRCCS Fondazione Santa Lucia, Pedica e De Luca (IDV): i primi effetti del decreto regionale 56/09, avviate le procedure di licenziamento 241 dipendenti

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione, Sanità giovedì 29 ottobre 2009

Roma 08 ottobre 09. “La mannaia del decreto 56/09 della Regione Lazio decapita la qualità nella sanità e il diritto alla salute di migliaia di persone. Di fatto questo decreto cancella l’alta specializzazione dell’Istituto Fondazione Santa Lucia, mettendo a rischio anche la riabilitazione neuromotoria intensiva” – così il segretario regionale Idv Lazio, Stefano Pedica interviene a sostegno della Fondazione. “Il buco della malasanità non può essere colmato trasformando centri d’eccellenza, riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, in semplici case di cura. – dichiara Mario Dany De Luca, responsabile regionale Welfare Idv. -  Tale decreto elimina la possibilità di continuare ad assistere pazienti motulesi e con gravi celebrolesioni acquisite e inibisce l’ulteriore sviluppo delle attività di ricerca traslazionale. Questa mattina – prosegue De Luca- è stato comunicato l’avvio della procedura di legge per il licenziamento collettivo di 241 persone, tra cui 14 dirigenti medici, 2 caposala, 133 infermieri, 34 operatori socio sanitari, 37 fisioterapisti, 13 logopedisti e 8 ausiliari. Sulla pelle dei lavoratori e dei disabili – conclude De Luca – la Regione  cerca di far quadrare i conti, mentre la Fondazione aspetta ancora i rimborsi dovuti per le prestazioni erogate dal 2006 al 2009”. Pedica e De Luca incontreranno i dipendenti del Centro per sostenere il diritto al lavoro e il diritto alla qualità nella salute.


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