LA GIORNATA SULLA DISABILITA’: OLTRE IL RITO LA QUOTIDIANITA’

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa venerdì 3 dicembre 2010

Oggi si celebra la giornata internazionale ed europea sulla disabilità istituita nel 1993. Un momento di riflessione, di dibattito e di confronto sulle tematiche che riguardano una larga parte della popolazione italiana: sono 4 milioni e 100.000 le persone con disabilità nel nostro Paese, pari al 6,7% della popolazione secondo l’ultimo rapporto del Censis. Eppure di handicap si parla pochissimo e forse, è proprio questo il significato della giornata celebrativa, parlare e far conoscere una realtà che molti ignorano, vissuta nell’immaginario collettivo ancora con modelli preconfezionati al limite del pregiudizio. Quindi, andando oltre le raccolte di fondi, le piantine e i fiocchetti distintivi, questa giornata è per il mondo della disabilità la conquista di anni di battaglie e di lotte per i diritti che hanno portato all’adozione della convenzione sui diritti delle persone con disabilità approvata dalle Nazioni Unite nel 2006. Una grande conquista che deve fare i conti con le difficoltà quotidiane che si vivono nel nostro Paese, una realtà ben lontana dai diritti contenuti nella convenzione. Troviamo falle ovunque, dal diritto allo studio a quello della salute e assistenza, dal diritto all’autodeterminazione a quello al lavoro, il nostro Paese fa acqua da tutte le parti, in barba alle conquiste raggiunte in anni di battaglie. Uno dei più feroci attacchi ha riguardato la scuola. Con la nuova riforma approvata alla Camera dei Deputati e in attesa di essere votata al Senato, si riducono, infatti, drasticamente le ore di sostegno per gli alunni con disabilità e parallelamente a questo abbiamo visto il tentativo di reintrodurre sotto mentite spoglie le classi differenziate attraverso programmi scolastici che, invece di andare verso l’inclusione sociale vanno nella direzione opposta. Anche dal punto di vista del lavoro e delle previdenze le cose non vanno molto meglio, la legge 68 che prevede il collocamento mirato al lavoro delle persone con disabilità è disattesa da anni così il disabile non solo non è inserito nel contesto lavorativo e quindi sociale, ma grava sulle casse dello Stato. Su questo argomento è arrivato anche il rapporto Ocse che accusa l’Italia di far niente o poco per far si che le persone disabili possano lavorare e lancia l’allarme dicendo che se non ci sarà un’inversione di tendenza le persone che beneficiano di pensioni di malattia o di disabilità andranno ben oltre il 6% odierno. Questo, tuttavia, pare non interessare il Governo che invece di attuare politiche rivolte al lavoro alleggerendo così gli istituti di assistenza ritiene che il problema dell’Italia sia il falso invalido e per questo è iniziata da qualche mese la caccia alle streghe che sta pesantemente penalizzando i disabili veri, costretti alle vie crucis dell’Inps, a doppi e tripli controlli, un’operazione propagandistica che da una parte sta penalizzando le famiglie con a carico un disabile, e dall’altra sta costando molto di più di quanto si pensa di ottenere trovando il falso invalido; è da sottolineare che la giusta battaglia contro i falsi invalidi ancora non ha prodotto nessuna denuncia verso medici e commissioni che almeno in teoria sarebbero stati compiacenti nell’attribuire l’invalidità a chi non ha diritto. Infine sorvolando sul taglio al fondo per la non autosufficienza, e anche sulla miseria delle pensioni adesso, tanto per gradire, si è deciso di ridurre il fondo stanziato per il 5X1000 del 75% così anche l’universo del volontariato e dell’associazionismo non troverà nelle sue casse i soldi che i cittadini italiani hanno versato esprimendo una precisa volontà e i disabili e le loro famiglie non potranno più contare neanche sul volontariato. Se pensiamo che tutto questo è prodotto da un attacco culturale a cui si aggiungono fatti di cronaca, in cui i disabili sono vessati o maltrattati, l’arretratezza in tema di abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, la mancanza di progetti per il Dopo di Noi, la solitudine che in Italia si sta creando intorno ai disabili, alle loro famiglie e agli operatori del settore, non possiamo non vedere, come Italia dei Valori, la ritualità dei riflettori accesi in una giornata commemorativa che si scontra con le difficoltà della realtà quotidiana quando i riflettori sono puntati altrove.


DISABILITA’: “TRA CLASSI DIFFERENZIATE E RUPE TARPEA; LA SCUOLA PERDE I PEZZI E I DISABILI LA LORO DIGNITA’”

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità giovedì 11 novembre 2010

Roma 24 ottobre 2010. Infiamma la polemica per dichiarazioni del Presidente della Provincia di Udine, nonché esponente leghista, sulla necessità di rintrodurre le classi differenziate per gli alunni disabili, perché, a suo dire “rallentano il percorso scolastico degli altri alunni”. Tra prese di distanza e contestazioni, anche dalla sua stessa parte politica, continua ad insidiarsi un pensiero pericoloso, quello di emarginare i disabili dalla vita sociale limitandone l’integrazione. Così Mario Dany De Luca responsabile nazionale dipartimento politiche per superamento dell’handicap dell’Italia dei Valori, interviene sull’inquietante scenario che si sta delineando sulle problematiche dell’handicap: “ Quanto affermato dal Presidente della provincia di Udine fa eco a quanto dichiarato non molto tempo fa da un professore del conservatorio di Milano, che sosteneva il ritorno alla Rupe Tarpea. Dichiarazioni inquietanti e discriminatorie che devono far riflettere sull’andamento civile e morale di questo Paese. Anche se non si volesse dar peso a dichiarazioni di questo tipo- commenta De Luca- dette e poi smentite dal solito “sono stato frainteso”, non possiamo non vedere qual’ è la realtà di migliaia di famiglie, mamme e familiari di persone disabili che si trovano a vivere e a lottare per la salvaguardia dei  propri diritti. A Roma ad esempio è iniziata la protesta nelle scuole in cui anno dopo anno diminuiscono gli insegnanti di sostegno per gli alunni con handicap. In sostanza quelle affermazioni smascherano l’idea di istruzione e integrazione scolastica che la destra sta introducendo, non bisogna per forza cambiare le leggi per avere gli effetti desiderati a volte basta svuotare le leggi esistenti del loro contenuto come sta accadendo nella scuola pubblica con la scusa dei tagli nell’istruzione. Quello che si sta portando avanti da molto tempo è quanto di più vile si possa fare, più degli attacchi all’indennità d’accompagnamento, più dell’affondo sulle pensioni d’invalidità, più ancora della mancanza di fondi per le politiche sociali, perché non investire sull’integrazione e l’assistenza scolastica significa tarpare le ali ai bambini e ragazzi, al loro futuro e alla loro dignità costringendoli ad essere sempre dei cittadini di serie B.


Mario De Luca intervistato da Roma Salute News

Pubblicato nella categoria rassegna stampa mercoledì 24 marzo 2010

“Santa Lucia, follia chiudere”

Roma salute news pag.4

Roma salute news pag.1


Accreditamento diretto per i fisioterapisti

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 8 marzo 2010

riabilitazione-neuromotoriaSottolineando uno dei passaggi più importanti del suo programma, Mario De Luca difende il ruolo fondamentale dei fisioterapisti, impegnati nella riabilitazione: “Affinché la figura del fisioterapista ritorni ad avere un ruolo centrale nel rapporto diretto con l’utenza è necessario potenziare l’accreditamento diretto e riportare l’utenza al centro del servizio riabilitativo”.


Coordinamento Salviamo il Santa Lucia – videomessaggio

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità, Lavoro e Formazione, Sanità venerdì 22 gennaio 2010


Se questi sono uomini

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione, Legalità venerdì 15 gennaio 2010

Poco tempo fa, mettendo a posto la libreria, mi è capitato tra le mani “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’ho riletto tutto d’un fiato senza poter interrompere e molte volte ho sentito un nodo alla gola, ogni volta la lettura di questo libro mi provoca le stesse emozioni.
Dopo qualche giorno i fatti di Rosarno in televisione e sui giornali, a pensarci bene non c’è una grande differenza, certo non siamo arrivati alla pianificazione sistematica (le camere a gas non ci sono) ma, se vediamo dove vivono i braccianti stagionali extracomunitari, ricordiamo i lager descritti da Primo Levi.
Quelli sono lager, e gli uomini sono trattati peggio che animali.
E diciamolo pure, lo sapevamo, ma con tutti i problemi che bisogna affrontare ogni giorno, con la disoccupazione che aumenta e star dietro al “processo breve”, al “legittimo impedimento” e altre problematiche legate agli affari del nostro Premier, ci siamo distratti.
Ci sono voluti gli scontri di Rosarno per accorgersi della vergogna che abbiamo in casa e abbiamo assistito alla rabbia dei disperati che si sono permessi di reagire ai soprusi, proprio in Calabria, regione d’Italia che detiene il triste primato di più alta e pericolosa densità mafiosa.
Ma perché,dopo vent’anni, la ‘ndrangheta non li vuole più questi schiavi?
Il motivo è semplicissimo, non servono.
Nel 2003 la commissione Ue decide di riformare la politica agricola comune o Pac, che è il sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo, le cifre sono da capogiro, in questo ambito viene immesso il 44 per cento del bilancio comunitario, vengono distribuiti centinaia di miliardi in sussidi per tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia per il periodo che va dal 2007 al 2013.
Vengono approvate anche delle modifiche al sistema di aiuti, una di queste è che il sostegno economico viene erogato in base al numero di ettari coltivati e non più sulla produzione.
Nel caso di Rosarno dove si coltivano agrumi i contributi vanno da un minimo di 800 a un massimo di 1200 euro a ettaro di terreno e, se il terreno non produce niente, i soldi si prendono lo stesso. Risolto il problema.
Nella piana di Gioia Tauro ci sono 100 famiglie appartenenti alle ‘ndrine che controllano un territorio in cui vivono 180mila abitanti. Fanno quello che vogliono, sono i padroni.
Fino al 2013 gli schiavi non servono e per questo devono andare via, poi magari serviranno ancora…
Il governo ha fatto un favore alla ndrangheta, e abbiamo assistito ad una vera e propria deportazione.
Il paragone con i lager a qualcuno potrà sembrare esagerato ma il dato di fatto è incontrovertibile: in questo paese non c’è il rispetto per la dignità umana. Spremuti, come le arance che raccoglievano, ormai inutili, cacciati via.


Cerchi parcheggio? Vuoi il mio posto?

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa mercoledì 6 gennaio 2010

Si è svolta nel centro di Roma, durante le festività natalizie, l’iniziativa “Vuoi il mio posto? Prenditi pure il mio handicap”. L’iniziativa è nata dalla volontà di un gruppo di giovani attivisti impegnati in tema di diritti e da Mario Dany De Luca, Responsabile Nazionale del Dipartimento per il Superamento dell’Handicap nell’Italia dei Valori, per sensibilizzare la cittadinanza al rispetto dei diritti della persona disabile. L’iniziativa, da cui è nato un breve spot, è stata realizzata proprio sotto le festività natalizie, periodo in cui le macchine e la fretta la fanno da padroni, dimenticando quel senso civico e quel rispetto dei diritti che ledono le libertà personali dei disabili. “Troppo spesso – commenta Mario Dany De Luca- i parcheggi sono occupati abusivamente da macchine che, senza titolo, parcheggiano nella sosta riservata ai disabili oppure vengono occupati da chi utilizza in modo improprio il contrassegno. Una provocazione per riaccendere i riflettori sui problemi della viabilità e dell’autonomia della persona disabile ponendo l’attenzione sull’effettiva esigenza di riservare quei posti a chi ne ha veramente diritto. Una piccola battaglia di civiltà, per affrontare grandi temi quali l’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione delle persone con handicap, quindi – conclude De Luca – a chi pensa che “appoggiarsi” al parcheggio disabili sia un gesto senza importanza, ricordo che questo non è un privilegio, ma un diritto continuamente violato dal malcostume e dall’assenza di controlli”.


il Valore dell’integrazione: video

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 14 dicembre 2009

Ecco i video che raccontano la giornata del 3 dicembre e il convegno a cui hanno partecipato centinaia di persone desiderose di contribuire alla formulazione delle politiche nazionali sul tema della disabilità: niente su di noi senza di noi!


L’Agricoltura Sociale: un percorso originale di Welfare locale

Pubblicato nella categoria Cooperazione Sociale giovedì 10 dicembre 2009

L’Agricoltura Sociale è l’insieme delle pratiche che vedono persone provate da diverse forme di svantaggio o disagio trovare nelle attività agricole una chance per dare un significato alla propria esistenza e un senso alle proprie capacità.
Si tratta di percorsi di inclusione lavorativa in aziende agricole e di servizi educativi, terapeutici e riabilitativi erogati mediante l’utilizzo di processi produttivi agricoli o con l’ausilio di animali in aziende agricole o in strutture che, pur non configurandosi come imprese agricole, impiegano risorse rurali nelle loro attività.

Quante sono le fattorie sociali?
Un censimento completo delle fattorie sociali in Italia non è stato mai fatto. A fine 2003 l’ISTAT ha rilevato 471 cooperative sociali di tipo B che svolgono attività agricole finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra il 2003 e il 2005 sono diventate 571 con un aumento  del 21 %, un dato in netta controtendenza rispetto a quello delle imprese agricole tout court.
Il ruolo d’inclusione lavorativa svolto dalla cooperazione sociale in agricoltura è molto significativo: oltre 7.100 sono i lavoratori svantaggiati occupati in queste imprese, un’entità pari al 30 % del totale di tali lavoratori che trovano occupazione nel complesso delle cooperative sociali di tipo B. Considerando che l’incidenza in termini di numero di imprese è inferiore, emerge come le cooperative sociali agricole includano in media un numero maggiore di soggetti rispetto al resto della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. Le tipologie di svantaggio presenti sono varie. Le cooperative sociali agricole tendono, rispetto al complesso della cooperazione sociale, a coinvolgere lavoratori con tipologie di svantaggio a maggior rischio di esclusione sociale, come i pazienti psichiatrici, i detenuti, gli ex detenuti e i tossicodipendenti. Sono soprattutto questi soggetti a mostrare interesse all’Agricoltura Sociale poiché, mediante il contatto con le piante e con gli animali e il coinvolgimento nelle attività agricole, essi riscoprono la loro potenzialità interiore e il senso di responsabilità individuale che permettono di ritrovare un equilibrio motivazionale e relazionale.
Altri soggetti interessati sono poi coloro che provengono anch’essi da ambiti lontani dall’agricoltura e che trovano le loro motivazioni profonde nel disagio provocato dagli aspetti quantitativi, standardizzati e consumistici dell’attuale modello di sviluppo.
Mostrano, inoltre, attenzione all’Agricoltura Sociale persone che hanno perduto il lavoro in forma continuativa e sicura o che lo mantengono in condizioni precarie e nelle attività agricole trovano un modo per integrare il reddito.
All’ Agricoltura Sociale sono ultimamente sempre più interessati quei produttori agricoli, per lo più “biologici”, che già svolgono attività diversificate nell’ambito dell’agriturismo e dei servizi legati al mondo della scuola. E ad essa incominciano a mostrare attenzione anche altri soggetti agricoli, soprattutto giovani, con redditi misti e in possesso di strutture spesso di piccole dimensioni,  i quali, spinti dalla globalizzazione ad abbandonare modelli produttivi eccessivamente specializzati perché non premiati dai mercati, sono indotti, per integrare il reddito, a sperimentare l’agricoltura ecocompatibile, multifunzionale e di prossimità.

Benessere umano e benessere dell’ecosistema non sono incompatibili

L’Agricoltura Sociale si fonda sull’idea che promuovere stili di vita e modelli di produzione, di investimento e di consumo compatibili con la protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima fa bene alle persone perché il benessere umano coincide con il benessere dell’ecosistema.
Si tratta di una concezione del benessere che fa riferimento a modelli sociali e culturali in cui assumono valore le relazioni di senso, le opportunità che permettono alle persone di dare un significato alle cose che fanno e alle loro capacità, la salvaguardia del capitale sociale e dei saperi locali, la riappropriazione del Genius loci come perpetuazione della propria creatività.
E’ una concezione del benessere che si integra con una visione del paesaggio non come mero quadro statico da contemplare, ma come movimento, riscoperta, autocoscienza, formazione della personalità umana.

Le proposte per promuovere l’Agricoltura Sociale
L’Agricoltura Sociale trova il proprio fondamento nei principi dell’art. 44 della nostra Costituzione, che finalizza l’intervento pubblico in agricoltura alla cura della qualità del territorio e al perseguimento della giustizia sociale.
E’ inoltre espressione dell’economia civile che può contribuire direttamente a ridurre le disuguaglianze, sviluppare le capacità delle persone mediante un processo di responsabilizzazione e liberazione e proteggere la natura oltre le politiche redistributive.
Per promuovere iniziative di Agricoltura Sociale bisogna agire in tre direzioni:
1) migliorare le condizioni affinché le persone in difficoltà possano con l’attività agricola dare un senso alle proprie capacità;
2) riconoscere l’Agricoltura Sociale come un’opportunità per migliorare la competitività delle imprese e dei territori rurali;
3) creare un nuovo nesso tra sviluppo, protezione sociale e tutela ambientale nelle aree rurali e nelle aree agricole periurbane e metropolitane.
Si tratta di salvaguardare il pluralismo delle esperienze di Agricoltura Sociale, indipendentemente se ad attivarle sia un’azienda agricola.
Vanno, inoltre, rafforzate le politiche sociali nelle politiche di sviluppo e coesione, integrandole nello sviluppo locale.
Occorre impedire la vendita dei terreni di proprietà pubblica e di quelli confiscati alla mafia  per metterli a disposizione di progetti di utilizzo produttivo per finalità sociali.
Bisogna, infine, individuare modalità di coordinamento delle diverse politiche (sviluppo rurale, ambiente, welfare, sicurezza, istruzione, ecc.) e di coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati nella loro definizione, a livello regionale e nazionale.


LA REGIONE RISPETTI GLI IMPEGNI E REINTEGRI IL TAGLIO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE

Pubblicato nella categoria Sanità mercoledì 2 dicembre 2009

Il 31 dicembre 1200 disabili pluriminorati saranno dimessi dai centri di riabilitazione presenti nella Regione Lazio, molti dei quali senza alcuna assistenza familiare, con loro oltre 1300 lavoratori degli stessi centri finiranno in mezzo alla strada. Questa drammatica decisione è stata presa dal Comitato di coordinamento dei Centri associati all’ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, a causa della mancata applicazione degli accordi sottoscritti con la Regione Lazio nel mese di maggio,che ha provocato un ulteriore aggravamento della già enorme criticità finanziaria. “Nonostante l’accordo siglato tra le associazioni e la Regione e le molteplici rassicurazioni pervenute ai Centri, la situazione è tutt’altro che risolta”. – dichiara Mario Dany De Luca, Responsabile Welfare Regionale IDV – “La Regione deve al più presto assumersi le proprie responsabilità, e dar seguito agli impegni presi nei confronti di centinaia di utenti e famiglie, nonché dei lavoratori stessi, reintegrando immediatamente il taglio previsto sulle prestazioni sanitarie. Per troppo tempo” – conclude De Luca – “i Centri hanno manifestato e partecipato a tavoli che, come sta emergendo in più settori, non hanno portato a nessuna soluzione concreta. Così, l’unica certezza è un Natale di lacrime e sangue per migliaia di persone”.


Beni confiscati alla mafia

Pubblicato nella categoria Legalità venerdì 27 novembre 2009

E’ il caso di ricordare la storia del dottor Jekyll e Mr Hyde, a proposito della lotta contro la mafia che l’attuale Governo berlusconiano afferma di condurre con grande continuità.
Nell’ultima ridicola (per l’esiguità delle risorse messe a disposizione) legge finanziaria presentata in Parlamento dal Ministro del Tesoro Tremonti, si afferma che continua la politica già iniziata dal precedente governo Prodi, di confiscare beni acquisiti dalle associazioni mafiose con mezzi illeciti ma subito dopo la maggioranza parlamentare inserisce un emendamento destinato ad esser approvato che consente all’ amministrazione della giustizia di mettere in vendita in tempi brevi quei beni confiscati.
Con il risultato che saranno proprio le associazioni mafiose, tramite prestanomi, ad acquisire quei beni sottraendoli all’utilità comune.
Naturalmente perché la manovra abbia successo è necessario che gran parte dei giornali e delle televisioni non lo faccia sapere alla pubblica opinione.
Ed è quello che sta succedendo: se si esclude il quotidiano La Repubblica e altri giornali assai più piccoli, gli italiani non sanno quello che sta accadendo e nessuno o quasi nessuno è in grado dunque di protestare.
Questo sistema si sta generalizzando e l’Italia ogni settimana si trova in un posto peggiore rispetto alla libertà di stampa.
Ma quel che conta di più: di un simile problema non parlano assolutamente né i telegiornali pubblici né quelli privati e così il settanta per cento degli italiani che assume le informazioni soltanto attraverso i canali televisivi non è al corrente dell’emendamento che regala alle associazioni mafiose quegli stessi beni che erano stati confiscati perché acquisiti in maniera illecita.
Il risultato, ancora una volta, è che la lotta alla mafia sbandierata con gli arresti dei capi mafia è una finta che si ottiene attraverso il lavoro accanito di magistrati e di poliziotti ma, nelle cose fondamentali, il governo si adopera essenzialmente a favore delle associazioni mafiose di cui depreca l’azione.
Fino a quando sarà al potere il populismo autoritario, impersonato da Silvio Berlusconi, non potremo avere una vera lotta alla mafia.
Un governo, che disprezza la costituzione repubblicana e vuole cambiarla subordinando la magistratura al potere esecutivo e bloccando il lavoro del parlamento, non ha nessun interesse a continuare con rigore la lotta contro le associazioni mafiose.
E’ compito di chi davvero ci tiene a questo paese, far conoscere questa realtà cercando di non farla passare, come spesso avviene in Italia, in un fatto marginale.
I soldi sporchi della mafia hanno già compromesso seriamente l’economia del nostro Mezzogiorno e questa piaga si sta estendendo a tutto il paese, inoltre la legge sullo scudo fiscale aiuterà ulteriormente questo malaffare, rendendo lecite enormi quantità di denaro di cui soprattutto le associazioni mafiose dispongono.
E’ doveroso battersi perché tutto quello che viene confiscato ai delinquenti venga dato alle associazioni come Libera che hanno dimostrato negli anni come, con il lavoro onesto e l’impegno costante, possano trasformare realtà compromesse dalla violenza e dal sopruso in vere e proprie aziende sane e posti di lavoro per i nostri giovani.


IL VALORE DELL’INTEGRAZIONE: LE PERSONE DISABILI, DIRITTI, RISORSE E PARTECIPAZIONE

Pubblicato nella categoria Agenda sabato 21 novembre 2009
3 dicembre 2009
15:00a19:00

Si svolgerà a Roma, al Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 (zona San Lorenzo) dalle 15.00 alle 19.00 (in calce il programma completo).

Nel dibattito, al quale parteciperà anche il Presidente dell’IDV Antonio Di Pietro, verranno affrontate le problematiche legate a quell’immensa periferia sociale che prende il nome di disabilità, le tematiche del sociale e le prospettive per una vera integrazione, con particolare attenzione alla tematica dell’assistenza e dell’inclusione.

Sarà anche l’occasione per presentare la nascita dell’Ufficio delle Politiche per il Superamento dell’Handicap nazionale, diretto da Mario Dany De Luca, all’interno del Dipartimento Welfare nazionale dell’IDV del quale è segretario Maurizio Zipponi.

GIOVEDÌ 3 DICEMBRE 2009
CENTRO CONGRESSI FRENTANI
VIA DEI FRENTANI 4 ROMA
Dalle 15.00 alle 19.00
IL VALORE DELL’INTEGRAZIONE: LE PERSONE DISABILI, DIRITTI, RISORSE E PARTECIPAZIONE
“Nulla su di noi senza di noi”

Presenta:
MAURIZIO ZIPPONI
Responsabile Nazionale IdV Lavoro-Welfare

Introduce
MARIO DANY DE LUCA
Responsabile delle Politiche per il Superamento dell’Handicap del Dipartimento Nazionale IdV Lavoro-Welfare

Conclude
ANTONIO DI PIETRO
Presidente Nazionale dell’Italia dei Valori

Intervengono

PIETRO BARBIERI
Presidente FISH Nazionale (Federazione Superamento Handicap)

IDA COLLU
Presidente Nazionale ENS (Ente Nazionale Sordi)

TOMMASO DANIELE
Presidente Nazionale Forum Italiano sulla Disabilità

GIAMPIERO GRIFFO
Rappresentante Italiano sulla Disabilità EDF (European Disability Forum)

GIULIO NARDONE
Presidente Nazionale Associazione Disabili Visivi

CARLO ROSSETTI
Presidente Onorario AISA Nazionale (Associazione Italiana Sindromi Atassiche)

LUIGIA CIVILI
Lavoratrice Cooperativa Sociale Integrata Capodarco

CARLO DI GIUSTO
Allenatore squadra del S.Lucia di Basket in carrozzina

GIUSEPPE ARDIZZONE SILVANA GIOVANNINI RICCARDO ROSSI
Genitori

TIZIANA SANTONI
Operatrice Sociale

Scarica la brochure del convegno


MANIFESTAZIONE GENITORI E LAVORATORI CLINICA VILLA FULVIA, MARIO DANY DE LUCA PRESIDENTE FORUM REGIONALE SULLE DISABILITA’:  “ AVVIARE PRATICHE PER ACCREDITAMENTO STRUTTURA”.

Pubblicato nella categoria Disabilità, Sanità venerdì 20 novembre 2009

L’iniziativa a cui ho partecipato oggi, organizzata dai genitori e lavoratori di Villa Fulvia, riapre la questione sanità:  investire sul nuovo o rafforzare l’esistente? E’ questo l’interrogativo che i promotori della manifestazione si sono posti. Villa Fulvia – commenta Mario Dany De Luca, Presidente Forum Regionale sulle Disabilità - risponde alle esigenze riabilitative di 400 persone,  di cui 170 bambini, quest’ultimi trasferiti  nella struttura di Via Appia Nuova dopo lo scandalo di “Lady Asl”. Il Centro dopo aver ristrutturato i locali riadattandoli alle esigenze dei più piccoli oggi chiede un accreditamento provvisorio per continuare ad erogare il servizio, ritenuto straordinariamente soddisfacente e per il quale un centinaio di persone hanno manifestato, è un atto di responsabilità politica verso chi ha aiutato la Regione e le famiglie in un momento di grave difficoltà e che oggi vogliono, giustamente, veder riconosciuto il proprio lavoro


Sanità, De Luca (presidente del forum regionale sulle disabilità): fondazione Santa Lucia, passo avanti, presto soluzione definitiva

Pubblicato nella categoria Disabilità giovedì 29 ottobre 2009

Roma, 21 ottobre 2009. Mario Dany De Luca, Presidente del Forum Regionale sulle Disabilità torna a sostenere le ragioni della Fondazione Santa Lucia: “Nell’apprendere l’esito della riunione tra l’IRCCS Santa Lucia e la Regione Lazio, esprimo soddisfazione per il significativo passo in avanti nella vicenda e per aver deciso di istituire un fondo transitorio di accompagnamento in attesa dell’adeguamento delle tariffe da parte del Ministero della Salute, il quale dovrebbe lavorare celermente e seriamente per permettere a strutture riconosciute a livello nazionale ed internazionale, come il Santa Lucia di continuare ad offrire prestazioni di alta specializzazione. Mi auguro” – prosegue De Luca – “che dopo la firma dell’accordo per il sostegno finanziario da parte della Regione previsto 29 ottobre, la vicenda Santa Lucia rimanga solo una disattenzione della Regione Lazio nei riguardi di strutture di eccellenza che non possono essere aiutate solo con la mannaia di 241 licenziamenti e decine e decine di disabili senza assistenza”.


Mario De Luca, presidente del forum regionale sulle disabilità: “vera conquista inserire al lavoro persone disabili gravi”.

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione giovedì 29 ottobre 2009

Roma, 15 ottobre 09. Il Presidente del Forum Regionale sulle Disabilità, Mario Dany De Luca, interviene in merito alla legge approvata in Consiglio Regionale del Lazio in materia di inserimento mirato al lavoro per i disabili. 
”Va bene,- commenta De Luca- ma rimane l’importanza di intensificare i controlli rispetto alle aziende inadempienti a partire da quelle pubbliche, potenziare quindi il collocamento obbligatorio e la qualificazione del personale, investire maggiori risorse economiche e rafforzare gli strumenti a loro disposizione,  ricordando a tutti che- conclude De Luca- il vero punto che qualifica l’inserimento mirato, è il collocamento delle persone con gravi disabilità”.

Ufficio Stampa
Lucia Dal Pont
349.4281107


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