Con il Popolo Viola a difesa della Costituzione

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 1 marzo 2010

Il popolo viola è pronto a ripartire. Sono almeno 200 i pullman attesi da tutta Italia a Roma. Le trecentomila persone previste oggi alle 14,30 nella capitale sono pronte a inondare di Viola piazza del Popolo.
Tanti i cittadini che sfileranno contro il legittimo impedimento a difendere la nostra Costituzione. “La legge è uguale per tutti” e purtroppo nella nostro bel paese bisogna tornare a urlarlo in Piazza. Un popolo organizzato e libero composto da persone stufe di veder ripetutamente calpestati i propri diritti. Giovani precari, famiglie ma anche anziani preoccupati per le condizioni di un paese per il quale hanno lottato e di cui vedono sfiorirne i principi, pronti a cogliere la nuova sfida a difesa della legalità resa necessaria anche dai recenti e gravi fatti di cronaca venuti alla luce.
Una piazza che cresce e si rende sempre più consapevole della necessità di difendere i diritti costituzionali. Alla seconda manifestazione nazionale il popolo viola del web non si arresta pronto a puntare il dito contro chi manipola l’informazione e cerca di trarne profitto. A due mesi dal “No B day” il popolo viola chiede il rispetto della Costituzione e il sostegno degli organi di garanzia, alla base di una democrazia che come recita il primo articolo della Costituzione deve appartenere al popolo.


Coordinamento Salviamo il Santa Lucia – videomessaggio

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità, Lavoro e Formazione, Sanità venerdì 22 gennaio 2010


Se questi sono uomini

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione, Legalità venerdì 15 gennaio 2010

Poco tempo fa, mettendo a posto la libreria, mi è capitato tra le mani “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’ho riletto tutto d’un fiato senza poter interrompere e molte volte ho sentito un nodo alla gola, ogni volta la lettura di questo libro mi provoca le stesse emozioni.
Dopo qualche giorno i fatti di Rosarno in televisione e sui giornali, a pensarci bene non c’è una grande differenza, certo non siamo arrivati alla pianificazione sistematica (le camere a gas non ci sono) ma, se vediamo dove vivono i braccianti stagionali extracomunitari, ricordiamo i lager descritti da Primo Levi.
Quelli sono lager, e gli uomini sono trattati peggio che animali.
E diciamolo pure, lo sapevamo, ma con tutti i problemi che bisogna affrontare ogni giorno, con la disoccupazione che aumenta e star dietro al “processo breve”, al “legittimo impedimento” e altre problematiche legate agli affari del nostro Premier, ci siamo distratti.
Ci sono voluti gli scontri di Rosarno per accorgersi della vergogna che abbiamo in casa e abbiamo assistito alla rabbia dei disperati che si sono permessi di reagire ai soprusi, proprio in Calabria, regione d’Italia che detiene il triste primato di più alta e pericolosa densità mafiosa.
Ma perché,dopo vent’anni, la ‘ndrangheta non li vuole più questi schiavi?
Il motivo è semplicissimo, non servono.
Nel 2003 la commissione Ue decide di riformare la politica agricola comune o Pac, che è il sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo, le cifre sono da capogiro, in questo ambito viene immesso il 44 per cento del bilancio comunitario, vengono distribuiti centinaia di miliardi in sussidi per tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia per il periodo che va dal 2007 al 2013.
Vengono approvate anche delle modifiche al sistema di aiuti, una di queste è che il sostegno economico viene erogato in base al numero di ettari coltivati e non più sulla produzione.
Nel caso di Rosarno dove si coltivano agrumi i contributi vanno da un minimo di 800 a un massimo di 1200 euro a ettaro di terreno e, se il terreno non produce niente, i soldi si prendono lo stesso. Risolto il problema.
Nella piana di Gioia Tauro ci sono 100 famiglie appartenenti alle ‘ndrine che controllano un territorio in cui vivono 180mila abitanti. Fanno quello che vogliono, sono i padroni.
Fino al 2013 gli schiavi non servono e per questo devono andare via, poi magari serviranno ancora…
Il governo ha fatto un favore alla ndrangheta, e abbiamo assistito ad una vera e propria deportazione.
Il paragone con i lager a qualcuno potrà sembrare esagerato ma il dato di fatto è incontrovertibile: in questo paese non c’è il rispetto per la dignità umana. Spremuti, come le arance che raccoglievano, ormai inutili, cacciati via.


L’Italia sui tetti

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione martedì 12 gennaio 2010

Se vivessimo in un paese normale, un istituto come l’ISPRA avrebbe finanziamenti per dare ai suoi ricercatori una paga commisurata al loro valore e all’importante funzione che svolgono per il nostro paese.

Ma questo governo sembra essere allergico a ogni forma di sapere pubblico, anche quando questo ha ricadute immediate e fondamentali per la difesa e la valorizzazione del bene più prezioso che abbiamo: il nostro territorio.

Perché sono i ricercatori dell’ISPRA quelli che intervengono sul campo in casi di emergenza ambientale e sono loro a supportare il legislatore fornendo quegli elementi necessari per legiferare in maniera pertinente rispetto alle problematiche ambientali e alle loro continue evoluzioni.

Invece dal primo gennaio, 200 ricercatori, tutti quelli a progetto, non hanno più lavoro e non sanno ancora nulla su quello che sarà il loro destino.

Per questo da settimane hanno occupato il tetto dell’istituto, la stessa forma di protesta adottata dai precari della scuola e dagli operai della INNSE.

I tetti diventano così sono l’emblema di questo triste presente in cui prima del lavoro si toglie tolto la dignità alle persone, si tratti di ricercatori di qualità, docenti che insegnano da 10-15 anni, operai di aziende tutt’altro che in crisi: l’altra faccia, quella vera, dell’Italia di Silvio Berlusconi.

L’auspicio è che questa vicenda si chiuda il più presto possibile con il rinnovo dei contratti a questi ricercatori che, nonostante la situazione di precarietà, hanno dato un contributo deciso nella difesa del nostro territorio.

Per questo meritano tutta solidarietà possibile per la loro importante battaglia: una battaglia che non è solo la loro, ma di tutti quelli che credono ancora in un paese più civile e più dignitoso di questo.


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