Disabilità

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità, Lavoro e Formazione, Ricerca, Sanità venerdì 4 dicembre 2009

Queste i numeri dell’ISTAT sulla disabilità. Le cifre sono state raccolte con la collaborazione di ministeri, enti ed associazioni che si occupano delle politiche dei servizi e dei bisogni dei cittadini con disabilità.
(Fonte principale sito “Handicap in cifre”)

  • Le disabilità interessano il 15% delle famiglie: una famiglia su 4 registra la presenza di un disabile;
  • 350.000 disabili della vista;
  • 750.000 disabili mentali;
  • 80.000 insegnanti di sostegno;
  • Il tasso di disoccupazione è del 55%; nel sud si arriva a 70%
    (i controlli sull’occupazione delle persone con disabilità avvengono ogni 2 o 3 anni)
  • Il 17 % degli ultrasessantenni e il 38% degli ultrasettantacinquenni è disabile.
  • Il 33% dei disabili è portatore di almeno due disabilità.

ISTRUZIONE: Il livello d’istruzione delle persone disabili in questi anni si è notevolmente elevato: infatti il 38% dei disabili tra i 14 e i 44 anni possiede un diploma o una laurea. Mentre solo il 14% delle persone tra 45-64 anni possiede un titolo di studio. Permane comunque una percentuale considerevole di persone disabili, anche giovani, senza alcun titolo di studio: nella fascia 15-44 anni sono il 15% . Tra i non disabili la percentuale è praticamente nulla.

Mobilitazione: La FISH e la FAND (che raggruppano le maggiori associazioni di persone con disabilità e i loro familiari), hanno deciso congiuntamente di avviare uno stato di mobilitazione, a promozione e difesa dei diritti umani, civili e sociali di tutte le persone con disabilità in Italia. Tale decisione è stata presa dopo l’ennesimo episodio di scarsa attenzione al problema dell’inclusione scolastica da parte del Ministro della pubblica istruzione, il quale non ha mai partecipato alle riunioni della consulta ministeriale dell’Osservatorio sull’Integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

  • Eccessivo numero di classi con più di 30 alunni di cui quattro, cinque o addirittura sette con disabilità certificata.
  • La mancata contrattazione con le forze sindacali circa l’obbligatorietà della formazione in servizio di tutti i docenti di classe.

Ad ogni insegnante di sostegno sono stai attribuiti tre o quattro casi se non di più. Nel regolamento sulla riorganizzazione scolastica il Ministero aveva tralasciato di fissare il tetto massimo degli alunni con disabilità nelle classi. Le associazioni che si occupano di integrazione scolastica speravano in una correzione ad hoc nelle linee guida attese per l’autunno, invece a sorpresa, il provvedimento è stato emanato in piena estate quando le famiglie e le scuole erano in vacanza.
Gli Insegnati di sostegno hanno subìto tagli indiscriminati dovuti per lo più alla riduzione complessiva delle risorse in capo agli Uffici Regionali Scolastici, con la conseguenza che in media un bambino ha all’incirca 6 ore di assistenza a settimana. Infine, l’aumento esponenziale di attività di laboratorio altro non è che un modo per togliere i disabili dal gruppo classe e parcheggiarli in laboratorio, così da ricreare nei fatti una “classe differenziale” con buona pace per l’integrazione scolastica.

LAVORO: Il livello d’occupazione dei disabili è piuttosto preoccupante. Il tasso di occupazione tra i disabili e infatti pari al 45% . Le donne disabili sono notevolmente svantaggiate rispetto agli uomini, il tasso d’occupazione delle donne è del 35,3% , quello degli uomini è 64,7%.

Alitalia-CAI: 45 disabili assunti invece 323 come impone la quota prevista della normativa pari al 7%. Nella nuova Alitalia, con un taglio occupazionale di oltre 3.000 posti fissi e di almeno 2.000 lavoratori precari, non hanno trovato posto le mamme con bambini piccoli che usufruivano di esoneri notturni, i part-time, i genitori affidatari unici di minori, i lavoratori invalidi e i genitori con figli invalidi a carico.

COOPERAZIONE INTEGRATA: Da anni la cooperazione sociale integrata subisce attacchi vergognosi il primo caso è stato il servizio Recup di Capodarco, per poi proseguire con la protesta di questi giorni di tutte le cooperative sociali integrate che operano sul territorio romano alle quali il Comune sta togliendo la quota del 5% prevista nei bandi riservata alla cooperazione.

ONU: L’adozione della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità costituisce l’affermazione del principio “dell’universalità, indivisibilità, interdipendenza, interrelazione di tutti i diritti umani”, è quindi un insieme di diritti orientati a promuovere e a proteggere la dignità delle persone disabili. I cinquanta articoli della Carta Onu spaziano dall’uguaglianza alla non discriminazione delle donne e i bambini disabili, dall’accessibilità al diritto alla vita, dall’istruzione al lavoro, dalla partecipazione culturale al tempo libero, dallo sport alla salute alla riabilitazione. La Convenzione costituisce il primo atto obbligatorio del diritto internazionale del ventunesimo secolo in tema di diritti umani, uno strumento importante per globalizzare non solo le merci, ma anche i diritti. Con questo convegno l’IDV si impegna a favorire una nuova produzione legislativa in chiave anti-discriminatoria, a promuovere politiche attive attraverso la ricollocazione delle risorse. Adesso più che mai si rende urgente la ratifica della convenzione da parte dell’Europa.

Ulteriori informazioni
http://www.un.org/esa/socdev/enable
http://www.un.org/disabilities/convention

SANITA’: I Responsabili del gruppo San Raffaele Spa del Lazio e i sindacati regionali di categoria, sono al centro del confronto per l’avvio delle procedure di licenziamento di 500 lavoratori conseguenza, secondo il gruppo della sanità privata, del declassamento delle prestazioni sanitarie e della loro riduzione dopo l’emanazione dei Decreti commissariali 41 e 56 del 2009. Decreti che avrebbero avuto come conseguenza circa 600 prestazioni in meno al giorno per un importo complessivo annuo di 35 milioni di euro. Come è accaduto per la Fondazione S. Lucia, il Gruppo si è lamentato del rinvio, da parte della Regione, degli incontri. Per l’emanazione dello stesso decreto la Fondazione S.Lucia ha annunciato il licenziamento di 271 lavoratori, al momento si stanno portando avanti le trattative per scongiurare questi licenziamenti.

Ausili: Dal 2004 le Asl non hanno più pagato le prestazioni dell’assistenza protesica, con la conseguenza che non è possibile programmare investimenti sulle attività di ricerca essenziale nel settore.

DOPO DI NOI: Uno dei problemi che rende difficile, e a volte persino paralizzante il dialogo tra famiglie e servizi, è l’incertezza del “dopo”: “dopo” la nascita di un bambino disabile…,” dopo” quel trattamento riabilitativo…, “dopo” la scuola, “dopo” la formazione…, “dopo” la morte dei genitori. Solo nel Lazio sono circa 35.000 le persone in situazione di gravità, potenziali destinatarie di un intervento normativo per il “Dopo di Noi” (Disabili in cifre ISTAT 2004-2005 età 65-74). Si tratta di persone che fruiscono dell’indennità di accompagnamento, unita o meno ad altre provvidenze, riconosciute dalle competenti Commissioni Sanitarie nell’incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana, e pertanto implicitamente bisognosi di assistenza continua. Occorre quindi dare sostegno concreto alle famiglie, il “dopo di noi” non è solo un problema di strutture residenziali, ma un insieme complesso di necessità e di diritti al quale è possibile dare risposta solo attraverso un sistema organico di strumenti, referenti, strutture e servizi:

La crescita dei costi, l’allungamento della vita della popolazione con disabilità, l’aumento della domanda di servizi, anche di migliore qualità, impongono di attrarre e non disperdere le risorse.

RICERCA: Il 6 agosto 2008, il Parlamento approva in via definitiva il DL 112 e il decreto viene pubblicato il 21 agosto 2008, diventando legge (133).
Tagli del FFO nel DL 112: (FFO, Fondo Funzionamento Ordinario: finanziamento ministeriale del sistema universitario):
63,5 milioni di euro per il 2009
190 milioni di euro per il 2010
316 milioni di euro per il 2011
417 milioni di euro per il 2012
455 milioni di euro per il 2013
1500 milioni di euro di riduzione in cinque anni, una media di 300 milioni di euro per anno. Si passa dalla riduzione dell’ordine dell’1 % nel 2009 ad una riduzione del 7,8 % fra il 2012 e il 2013.
Tutto ciò porterà ad una drastica riduzione dei progetti dei ricerca, soprattutto ricerca di base, essenziale ad esempio, nello studio delle cause determinanti innumerevoli malattie rare.
Invece dei tagli indiscriminati, si auspica una seria valutazione di didattica e ricerca e della gestione dei bilanci universitari, anche in funzione dell’attribuzione delle risorse.


ALLA RICERCA DELLA SCIENZA PERDUTA: LA DIFFICILE SOPRAVVIVENZA DEL RICERCATORE IN ITALIA

Pubblicato nella categoria Ricerca martedì 1 dicembre 2009

Un paese che investe nella ricerca è un paese che guarda al benessere, anche futuro, dei suoi cittadini. Lo hanno ben assimilato gli statunitensi e i giapponesi, primi sostenitori di questa politica vincente, che investono notevoli fondi in favore della scienza. Ancora arranca l’Unione Europea che dal 2000, attraverso il trattato di Lisbona, si propone di rilanciare l’innovazione e il conseguente sviluppo del continente. L’obiettivo fissato dagli Stati membri, entro l’anno 2010, è raggiungere l’investimento al 3% del Pil. Un traguardo difficile per l’Italia con una media di finanziamenti alla ricerca già al di sotto della media europea e incapace di definire misure in grado di perseguire questo orientamento. Il nuovo anno è alle porte, la percentuale degli stanziamenti italiani in rapporto al Pil si ferma all’ 1,14.
L’appello di Diana Bracco, vice presidente di Confindustria con delega per l’innovazione e la ricerca scientifica, in un’ intervista ad Affari&Finanza di Repubblica: “Quello che manca e che vorremmo che si instaurasse nel Governo e’ una visione d’insieme, la consapevolezza che siamo all’ultima chance e che l’innovazione oggi piu’ che mai e’ la discriminante competitiva. Occorre varare subito un Programma nazionale della ricerca 2009-2013 che abbia obiettivi chiari, definiti e condivisi e che preveda strumenti efficaci e flessibili. Certo, siamo consapevoli dei vincoli di bilancio, pero’ alcune risorse si devono pur trovare”.
Il recente studio del CNR, “Scienze e tecnologie in cifre- Statistiche sulla ricerca e sull‘innovazione”, offre un chiaro quadro della situazione. L’irraggiungibile potenza statunitense si attesta prima con la spesa di ben 312,5 miliardi di dollari annui, l’Italia subisce un notevole distacco anche nel vecchio continente. La Germania spende 59,2 miliardi di dollari, mentre l’Italia si ferma a soli 17,9 miliardi. I finanziamenti languono, sia da parte del settore pubblico che da quello privato. La mancanza del rinnovamento tecnico si evince soprattutto dalla percentuale del personale impiegato nel settore. Ai primi posti si distinguono Finlandia, Svezia e Danimarca, mentre l’Italia rimane fanalino di coda subito dopo la Corea.
La ricerca non rende, almeno nell’immediato. Forse è proprio questa caratteristica a balzare agli occhi dei miopi che tralasciano di riconoscere come questa permetta però di avere, a lungo termine, uno sviluppo di idee che sono alla base del progresso scientifico. La scienza applicata e soprattutto la tecnologica, dal risvolto economico immediato, sono possibili solo se partono da idee derivate dalla scienza pura, la ricerca fine a se stessa. I vantaggi duraturi si ottengono con una politica di investimenti nella ricerca di base, formando nuovi ricercatori, sostenendo lo stimolo per la nascita di idee e soprattutto nell’educazione.
I Programmi Quadro con il finanziamento delle collaborazione internazionali e il riconoscimento di infrastrutture all’avanguardia da parte dell’ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures) sono i segni tangibili dell‘interesse europeo nell’ innescare un circolo virtuoso. L’Italia ancora non ha preso alcuna decisione mentre gli altri stati europei hanno iniziato a analizzare le infrastrutture che sosteranno il programma in quanto considerate strategiche all’interno delle loro politiche scientifiche.
Il capitale umano nel nostro paese non manca. Numerosi sono i ricercatori che si distinguono all’estero. Intanto per chi ha scelto di continuare il proprio lavoro nel Bel Paese la vita è dura. Ancora si attendono i fondi previsti dalla Finanziaria 2007 per l’assunzione di 4200 giovani ricercatori. Il Ministro M. Gelmini e il ministro G. Tremonti assicurano come la scadenza fissata al 31 dicembre verrà rispettata. Si tratta di un intervento molto atteso, ma che non risolve il problema. Il supporto al settore dovrebbe rimanere costante per ottenere risultati. La ricerca può diventare il motore dello sviluppo per l’intera nazione.


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