I diritti negati dallo Stato pigliatutto

Forbici cesoie squarciano i nostri diritti. E noi dobbiamo fare di più. La descrizione della situazione sanitaria italiana del IX Rapporto del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva è allarmante. Lunghe attese che costringono gli utenti a recarsi fuori Regione o a ricorrere a centri privati, cicli di riabilitazione interrotti per mancanza di fondi, protesi e ausili obsoleti. E tutto ciò mentre gli strumenti più avanzati giacciono nei depositi delle Asl. Una situazione insostenibile che dev’essere cambiata. Adesso.
Inaugurato qualche giorno fa nel XII Municipio, nel nuovo centro diurno messo a disposizione dalla Asl Roma C i giovani potranno frequentare gruppi psicoterapeutici ma anche laboratori d’arte. Un’iniziativa importante che però non risolve i disagi dei giovani disabili, spesso isolati e privi di un contesto in cui crescere e di un gruppo con cui confrontarsi. Per trasformare Roma e il Lazio in poli avanzati di inclusione e di fruizione di diritti fondamentali, l’apertura di questi spazi dovrà essere la normalità. Perché normale è che tutti possano godere di servizi erogati dal proprio comune, senza dover ricorrere a costose strutture private.
“Se sono disabile al 100% devo sperare nella mia famiglia e nella generosità di qualche istituzione caritatevole perché se faccio affidamento sullo Stato non duro neanche un mese”. Un breve riflessione del giornalista Andrea Rapaccini sulle lacune di uno Stato che c’è, ma non per tutti.


Per chi come noi vuole uno Stato dalla parte dei bisogni reali delle persone, l’adozione di misure di integrazione e sostegno volte a garantire la frequenza scolastica dei portatori di handicap è uno degli strumenti più importanti per rendere sostanziale il diritto fondamentale del disabile all’istruzione. Ciò è anche quanto affermato da una sentenza della Corte Costituzionale di qualche giorno fa. Sono illegittime sotto il profilo costituzionale – afferma la Corte – le norme che fissano un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno e che vietano di assumerne in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità grave.