Ciechi e ipovedenti temono l’uso della metropolitana
Come possiamo vivere questa città e sentirci parte di una comunità? Una delle risposte (e, forse, anche la più semplice da risolvere) è migliorare l’accessibilità ai disabili del trasporto pubblico. Questo lo scopo del monitoraggio e del sopralluogo delle linee A e B della metropolitana di Roma effettuate dal presidente provinciale dell’UIC, Marcello Iometti, e dal presidente dell’ANMIC, Luca Pancalli, in collaborazione con il Comune e l’Agenzia per il Controllo e la Qualita’ dei Servizi Pubblici Locali di Roma.
Dai controlli effettuati è emersa una realtà critica. Per una persona cieca o ipovedente fruire del servizio offerto dalla metro e’ difficoltoso, tanto che il giudizio del monitoraggio al massimo raggiunge e’ la sufficienza nonostante gli interventi per questa categoria di disabili siano molto meno invasivi, rispetto ai disabili motori, e molto piu’ facili da realizzare. Permangono invece forti criticita’ su progettazione e posa in opera dei percorsi tattili e sugli annunci vocali all’interno delle vetture.
Sul fiume Congo è un continuo flusso, regolare, di battelli carichi di merci che vanno da Kinshasa a Brazzaville e viceversa; gran parte di questo traffico è controllato da commercianti che si spostano su sedia a rotelle: quelli che Arnaud Zajtman e Marlène Rabaud di France24 hanno definito come i «re del commercio», persone disabili che tentano di sfuggire a un destino da mendicanti nel centro dell’Africa.
Un paese da cambiare, questo il punto di partenza. Una strada in faticosa salita: minori opportunità di lavoro e buste paga più leggere per i laureati, cioè i futuri cittadini di questa povera Italia. Questo l’allarme del 12° rapporto Almalaurea, secondo il quale nel 2009 è aumentato del 22% (contro il 16,5% dell’anno precedente) il tasso di disoccupazione tra i laureati triennali, che hanno sempre più difficoltà a trovare un impiego a causa della convinzione che siano poco preparati perché hanno studiato di meno. Un trend che dev’essere invertito immediatamente. Non c’è tempo da perdere.
Legalità, legalità, legalità. In una città che dovrebbe essere di tutti ecco le cose che non vanno. A partire dall’abusivismo irrisolto che devasta molte aree di Roma. Un interessante articolo di Repubblica.it per farci riflettere su ciò che avviene nella nostra città. E su ciò che c’ da cambiare.
E’ di lunedì la notizia. Ma la sua drammaticità ci accompagna ogni giorno. Tre fratelli, muratori di mestiere, minacciano il suicidio (due cospargendosi di benzina e uno salendo su una gru) perché senza stipendio da 4 mesi. Il titolare dell’impresa per cui lavoravano aveva dato loro degli assegni scoperti e i tre, senza alcun denaro con cui vivere, sono stati spinti dalla disperazione ad un gesto così estremo. Mi chiedo quale paese stiamo costruendo e quale futuro esso possa avere. E’ ora di cambiare. Tutti insieme.
Per chi come noi si batte da anni per valorizzare le risorse umane che ci circondano, indipendentemente da chi siano e da dove vengano, la storia di Juri Roverato è una boccata di aria fresca. Padovano di 33 anni, Juri è un danzatore professionista e insegnante di DanceAbility. Un insegnante particolare, guardando la scena italiana, perché Juri è affetto da tetraparesi spastica grave (distonia). Eppure Juri ha praticato arti marziali (Qwan qwi do) e ha partecipato nel 2001 al primo corso europeo di formazione insegnanti di Danceability. E’ laureato in Storia della filosofia Morale su Ortega y Gasset con la tesi “Gioco e Sport”, scrive racconti, storie, saggi sulla Danceability e su altri argomenti, di cui alcuni sono stati pubblicati. Ha partecipato come danzatore allo spettacolo di apertura delle Paraolimpiadi di Torino 2006.
Storie vere, storie importanti, storie possibili. “Mai sentita disabile”. Francesca Porcellato vince l’oro nello sprint del fondo per l’Italia ed “è – come scrive il Corriere.it – la bellezza dello sport. Non di quello paralimpico. Dello sport”. Lauren Woolstencroft non ha le gambe e un braccio, scende in discesa libera a quasi 100 km l’ora ed è la miglior sciatrice con disabilità nel mondo: cinque ori in tutte le specialità dell’alpino. Zanardi ha vinto con record (1.15’53’’) la maratona di Roma con la sua handbike, la bici che si guida con le braccia. Storie che dobbiamo conoscere, promuovere. E che ti riempiono di speranza e coraggio.
L’inclusione sociale parte anche da una pellicola. Un gruppo di disabili può produrre un film brillante di successo al botteghino? Sicuramente sì. Questa la sfida di Bollywood: un film unico nel suo genere non solo per la trama ma perché si avvale di un cast interamente composto da disabili. Fatima Beevi, regista della pellicola, ha coordinato dalla sua sedia a rotelle il lavoro di attori, direttore della fotografia e ballerini tutti indistintamente disabili. L’unica eccezione – per esigenze di copione – due degli interpreti del cast.
Oggi si festeggia il giorno mondiale dell’acqua. Un bene fondamentale che hanno deciso di privatizzare, di rendere meno accessibile, di negare. A più di un mese dall’emanazione del decreto Ronchi che ha stabilito la privatizzazione delle aziende idriche, sabato Roma è scesa in piazza. Un lungo corteo per dire “no alla privatizzazione dell’acqua”. Migliaia di facce, di giovani e meno giovani, donne e uomini, insieme per rivendicare che i nostri diritti non si toccano.
Sembra un paradosso parlare di accessibilità negli ospedali. Ma in Italia non è così, almeno non dappertutto. Da tre anni è attivo presso l’ospedale Sant’Anna di Torino un ambulatorio pensato per donne con disabilità fisica o psichica. Una realtà semplice ma funzionale nata in seguito alla segnalazione di un paziente che lamentava l’assenza di un tale tipo di struttura. Farsi sentire è importante e, se ascoltati, può avere frutti importanti.
Piccoli smistati tra le classi, disabili col sostegno dimezzato e ragazzini in giro per la scuola con la sedia tra le mani alla ricerca di un insegnante che li ospiti.
Il 25 marzo a Roma si terrà un concerto di beneficenza organizzato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per finanziare le attività di Amnesty International e in particolare la campagna “Io pretendo dignità”, con lo scopo di combattere la povertà attraverso la promozione e la protezione dei diritti umani. Un momento per condividere un tema importante che riguarda tutti noi, anche se spesso ci sembra lontano
Nasce a Roma il primo Centro italiano per i bambini autistici e le loro famiglie. Il Centro ha sede nel complesso dell’Opera don Calabria ed è frutto della collaborazione tra la Fondazione Handicap ”Dopo di Noi”, Ospedale Pediatrico Bambino Gesu’ e Opera don Calabria di Roma. Una notizia importante in una città complessa come Roma, dove il rischio di dispersione e di isolamento è alto. Perché questa esperienza non rimanga isolata dobbiamo fare di più. I portatori di disabilità fisica o mentale non possono rimanere soli. E nemmeno le loro famiglie. Dobbiamo lavorare tutti insieme affinché i nostri diritti vengano riconosciuti.
Grazie ad un accordo tra IBM e Comune di Nettuno, le informazioni sull’accessibilità di uffici, ristoranti, negozi e sui percorsi agevolati per raggiungerli saranno immediatamente disponibili sui telefonini dei suoi abitanti o dei turisti con disabilità motoria e – in un secondo tempo – ai non vedenti. Un esempio di come una buona amministrazione possa offrire un servizio semplice e utile che permetta a tutti di vivere la città.
Gli spazi televisivi che mancano e il grande pubblico che fatica vedere le paraolimpiadi senza un velo di pietismo negli occhi. Siamo esseri umani e atleti, prima che disabili.