“una gestione all’insegna del rinnovamento”

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Lavoro e Formazione, Legalità, rassegna stampa venerdì 26 febbraio 2010

Diverse le reazioni alle dimissioni di Mario da presidente del Sant’Alessio, una decisione presa per rispetto istituzionale dopo la decisione di Mario di candidarsi al consiglio regionale con l’Italia dei Valori.

Annita Ventura, presidente dell’unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti del Lazio sottolinea come la gestione De Luca è stata una gestione all’insegna del rinnovamento: “durante la sua presidenza abbiamo lavorato con grande serietà e nel tentativo di mettere in sinergia forze e know how, per far sì che il centro regionale tornasse a essere quel luogo di aggregazione e risorsa sociale per i minorati della vista. La sua esperienza, maturata negli anni nel settore dell’handicap, lo ha reso amministratore sensibile nella comprensione e nella gestione delle problematiche delle persone con minorazione visiva”.

Marcello Iometti, presidente provinciale della stessa associazione, riconosce nell’operato di Mario “una gestione democratica e partecipata, fatta di atti concreti. Oggi De Luca riconsegna alla Regione un ente trasparente e riqualificato, consapevoli del duro lavoro svolto in questi ultimi anni e delle difficoltà che ha dovuto affrontare”.

Il coordinamento per la tutela e la promozione dell’Ipab del Sant’Alessio ringrazia Mario per l’impegno profuso mentre Tommaso Daniele, presidente nazionale dell’Unione italiana ciechi, sottolinea come oggi “i fatti parlino più delle parole: l’aumento dei servizi socio-assistenziali, la stabilizzazione del personale precario, il piano di rientro economico, la fruibilità del centro, la realizzazione di attività socioculturali e la valorizzazione e la difesa del patrimonio, dimostrano il buon lavoro portato a termine da Mario De Luca”.

mariodeluca


3 marzo apertura campagna elettorale

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, In primo piano, Lavoro e Formazione, Legalità giovedì 25 febbraio 2010

invito:Layout 1Questa mattina mi sono dimesso da presidente del Sant’Alessio, carica che ho ricoperto dal 2006 perchè ho deciso di candidarmi come consigliere regionale con l’Italia dei Valori. Nelle prossime ore vi racconterò quello che è stato fatto, quello che ha rappresentanto per me questo centro.

Intanto sono lieto di invitarvi al primo evento della mia campagna elettorale. Vi aspetto tutti mercoledì 3 marzo alle ore 15 all’Alpheus in via del commercio a Roma.


Chi vuole la privatizzazione dell’acqua?

Pubblicato nella categoria Legalità sabato 13 febbraio 2010

Voi no, noi no. Qualche impresa privata sì.

In Italia i tentativi di privatizzazione della gestione dell’acqua sono miseramente falliti. Vedi ad Agrigento dove le tariffe sono aumentate a dismisura senza che la qualità dell’offerta migliorasse in alcun modo, come ci ha riportato Iacona domenica scorsa nella sua  (bellissima) trasmissione televisiva. Vedi ad Arezzo, dove i cittadini si sono mobilitati per ristabilire la gestione pubblica, dopo aver sperimentato la fallimentare amministrazione privata – anche qui con aumenti spropositati dei costi del servizio.

Ma anche a Parigi il comune ha deciso di non rinnovare il contratto a Veolia e Suez, le due imprese che gestivano la distribuzione dell’acqua. E Parigi non è certo la prima città della Francia a cambiare idea circa la privatizzazione – una decisione analoga infatti era già stata presa a Grenoble.

Viceversa in tante comunità del nostro paese, piccole e grandi, i cittadini sono riusciti ad organizzarsi e ad affrontare il problema della distribuzione in modo da rendere efficiente la gestione e mantenerla allo stesso tempo pubblica. Smentendo così la tesi di chi vorrebbe necessariamente identificare il pubblico con l’inefficienza.

Il punto è che non si possono usare come pretesto i disservizi del pubblico per consegnare a qualche monopolista la gestione di un bene così importante.

L’acqua è e resta un diritto e noi faremo di tutto affinché non divenga una merce. Nella nostra regione. In Italia. Ovunque.


Se questi sono uomini

Pubblicato nella categoria Lavoro e Formazione, Legalità venerdì 15 gennaio 2010

Poco tempo fa, mettendo a posto la libreria, mi è capitato tra le mani “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’ho riletto tutto d’un fiato senza poter interrompere e molte volte ho sentito un nodo alla gola, ogni volta la lettura di questo libro mi provoca le stesse emozioni.
Dopo qualche giorno i fatti di Rosarno in televisione e sui giornali, a pensarci bene non c’è una grande differenza, certo non siamo arrivati alla pianificazione sistematica (le camere a gas non ci sono) ma, se vediamo dove vivono i braccianti stagionali extracomunitari, ricordiamo i lager descritti da Primo Levi.
Quelli sono lager, e gli uomini sono trattati peggio che animali.
E diciamolo pure, lo sapevamo, ma con tutti i problemi che bisogna affrontare ogni giorno, con la disoccupazione che aumenta e star dietro al “processo breve”, al “legittimo impedimento” e altre problematiche legate agli affari del nostro Premier, ci siamo distratti.
Ci sono voluti gli scontri di Rosarno per accorgersi della vergogna che abbiamo in casa e abbiamo assistito alla rabbia dei disperati che si sono permessi di reagire ai soprusi, proprio in Calabria, regione d’Italia che detiene il triste primato di più alta e pericolosa densità mafiosa.
Ma perché,dopo vent’anni, la ‘ndrangheta non li vuole più questi schiavi?
Il motivo è semplicissimo, non servono.
Nel 2003 la commissione Ue decide di riformare la politica agricola comune o Pac, che è il sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo, le cifre sono da capogiro, in questo ambito viene immesso il 44 per cento del bilancio comunitario, vengono distribuiti centinaia di miliardi in sussidi per tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia per il periodo che va dal 2007 al 2013.
Vengono approvate anche delle modifiche al sistema di aiuti, una di queste è che il sostegno economico viene erogato in base al numero di ettari coltivati e non più sulla produzione.
Nel caso di Rosarno dove si coltivano agrumi i contributi vanno da un minimo di 800 a un massimo di 1200 euro a ettaro di terreno e, se il terreno non produce niente, i soldi si prendono lo stesso. Risolto il problema.
Nella piana di Gioia Tauro ci sono 100 famiglie appartenenti alle ‘ndrine che controllano un territorio in cui vivono 180mila abitanti. Fanno quello che vogliono, sono i padroni.
Fino al 2013 gli schiavi non servono e per questo devono andare via, poi magari serviranno ancora…
Il governo ha fatto un favore alla ndrangheta, e abbiamo assistito ad una vera e propria deportazione.
Il paragone con i lager a qualcuno potrà sembrare esagerato ma il dato di fatto è incontrovertibile: in questo paese non c’è il rispetto per la dignità umana. Spremuti, come le arance che raccoglievano, ormai inutili, cacciati via.


Beni confiscati alla mafia

Pubblicato nella categoria Legalità venerdì 27 novembre 2009

E’ il caso di ricordare la storia del dottor Jekyll e Mr Hyde, a proposito della lotta contro la mafia che l’attuale Governo berlusconiano afferma di condurre con grande continuità.
Nell’ultima ridicola (per l’esiguità delle risorse messe a disposizione) legge finanziaria presentata in Parlamento dal Ministro del Tesoro Tremonti, si afferma che continua la politica già iniziata dal precedente governo Prodi, di confiscare beni acquisiti dalle associazioni mafiose con mezzi illeciti ma subito dopo la maggioranza parlamentare inserisce un emendamento destinato ad esser approvato che consente all’ amministrazione della giustizia di mettere in vendita in tempi brevi quei beni confiscati.
Con il risultato che saranno proprio le associazioni mafiose, tramite prestanomi, ad acquisire quei beni sottraendoli all’utilità comune.
Naturalmente perché la manovra abbia successo è necessario che gran parte dei giornali e delle televisioni non lo faccia sapere alla pubblica opinione.
Ed è quello che sta succedendo: se si esclude il quotidiano La Repubblica e altri giornali assai più piccoli, gli italiani non sanno quello che sta accadendo e nessuno o quasi nessuno è in grado dunque di protestare.
Questo sistema si sta generalizzando e l’Italia ogni settimana si trova in un posto peggiore rispetto alla libertà di stampa.
Ma quel che conta di più: di un simile problema non parlano assolutamente né i telegiornali pubblici né quelli privati e così il settanta per cento degli italiani che assume le informazioni soltanto attraverso i canali televisivi non è al corrente dell’emendamento che regala alle associazioni mafiose quegli stessi beni che erano stati confiscati perché acquisiti in maniera illecita.
Il risultato, ancora una volta, è che la lotta alla mafia sbandierata con gli arresti dei capi mafia è una finta che si ottiene attraverso il lavoro accanito di magistrati e di poliziotti ma, nelle cose fondamentali, il governo si adopera essenzialmente a favore delle associazioni mafiose di cui depreca l’azione.
Fino a quando sarà al potere il populismo autoritario, impersonato da Silvio Berlusconi, non potremo avere una vera lotta alla mafia.
Un governo, che disprezza la costituzione repubblicana e vuole cambiarla subordinando la magistratura al potere esecutivo e bloccando il lavoro del parlamento, non ha nessun interesse a continuare con rigore la lotta contro le associazioni mafiose.
E’ compito di chi davvero ci tiene a questo paese, far conoscere questa realtà cercando di non farla passare, come spesso avviene in Italia, in un fatto marginale.
I soldi sporchi della mafia hanno già compromesso seriamente l’economia del nostro Mezzogiorno e questa piaga si sta estendendo a tutto il paese, inoltre la legge sullo scudo fiscale aiuterà ulteriormente questo malaffare, rendendo lecite enormi quantità di denaro di cui soprattutto le associazioni mafiose dispongono.
E’ doveroso battersi perché tutto quello che viene confiscato ai delinquenti venga dato alle associazioni come Libera che hanno dimostrato negli anni come, con il lavoro onesto e l’impegno costante, possano trasformare realtà compromesse dalla violenza e dal sopruso in vere e proprie aziende sane e posti di lavoro per i nostri giovani.


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