Nel Terzo settore il lavoro deve essere migliore
Anche il lavoro nel Terzo settore di Roma e del Lazio deve trovare una dimensione dignitosa che sappia assicurare un alto livello di qualità dei servizi ed una condizione occupazionale adeguata e certa nel tempo, che valorizzi le professioni e le Imprese.
L’intero settore è composto da differenti identità aziendali che caratterizzano altrettanti ambiti lavorativi, disomogenei nelle strutture e nelle dimensioni, con una forte diffusione delle Imprese cooperative sociali.
Il Settore, non avendo una normativa organica di riferimento, oltre ad essere disomogeneo è anche condizionato da una disattenzione, culturale e di sistema, degli Enti pubblici committenti, regionali e locali, quasi sempre affidatari delle attività del settore.
La crisi economica del momento e la necessità storica delle Amministrazioni pubbliche di contenimento dei propri bilanci, quasi sempre determina una condizione generale delle attività di servizio, tendente al risparmio, caratterizzata da una inadeguatezza dei salari, dai ritardi di pagamento delle commesse di lavoro e da una permanente incertezza occupazionale, che attraversa l’intero Settore da sempre.
Eppure queste Imprese del Terzo settore hanno un valore sociale importante ed i loro lavoratori sono spesso espressione di una Imprenditoria sociale difficile da gestire, a volte contraddittoria nella qualità del lavoro e dei servizi, anche per le condizioni date. In alcuni casi la conduzione è lucrativa a vantaggio di pochi e questo disturba l’immagine dell’intero comparto.
Altre realtà sociali di lavoro, essendo espressione anche culturale dei diversi territori, non possiamo considerarle in funzione di una concorrenza di mercato, essendo, queste piccole aziende, manifestazione di una intera generazione di Imprenditori di Roma e del Lazio, che hanno inventato proprio gli stessi servizi che oggi governano. Per loro dobbiamo, nei casi di crisi aziendale, una soluzione che consideri la difficile occupabilità di queste lavoratrici e lavoratori, in altri settori produttivi.
Nel settore, il principio della concorrenza di mercato, costringe le Imprese ad un esercizio competitivo con la riduzione dei costi dei servizi, contraendo i diritti economici e normativi, con bassi guadagni degli occupati, con l’utilizzo delle normative nazionali del momento, che frammentano oltremodo le forme di lavoro possibili.
Per il settore, l’utilizzo di queste flessibilità contrattuali, è un danno perché queste scelte, anche se talvolta di necessità, generano insoddisfazione e precarietà sospingendo gli addetti verso altri campi occupazionali migliori, rimuovendo l’interesse per il comparto, determinando l’esodo di figure professionali, compresi i ruoli dirigenziali. Per dare un buon servizio il settore deve avere una buona occupazione, che possiamo ottenere solo con un adeguato investimento pubblico, diversamente da quanto accade.
Il forte contenimento dei costi previdenziali, adottato sino a poco tempo nella cooperazione sociale, ha prodotto una generazione di futuri pensionati cooperatori con basso reddito, per i quali dobbiamo porre attenzione e rimedio, come dobbiamo superare la forte presenza di forme di lavoro molto diverse da quelle subordinate dei nostri padri.
Negli affidamenti dei servizi, socio-sanitari, assistenziali ed educativi della nostra Regione, l’affermazione di sostegno al settore, anche attraverso l’inserimento di clausole sociali di garanzia delle Imprese sociali, deve essere una condizione diffusa e non più una necessità imprenditoriale disattesa.
Abbiamo bisogno di un sostegno a questa Imprenditoria sociale, in linea con le normative europee, con l’assegnazione di risorse misurate per tipologia di servizio, con un riconoscimento congruo dei costi di gestione, con riguardo all’inserimento lavorativo di persone con svantaggio sociale e con un rigoroso e costante adeguamento Contrattuale dei costi del lavoro, da parte dei Committenti pubblici, esattamente così come prevede la Legge.
C’è bisogno di legalità anche nella gestione degli appalti, con norme che sappiano eliminare la concorrenza sleale per la quale troppo spesso le aziende assumono gli incarichi di lavoro contravvenendo alle previsioni progettuali per le quali hanno ottenuto la gestione, declassando i salari degli addetti. Dobbiamo occuparci della illegalità o della ricattabilità di alcune condizioni di lavoro, per farne anche una questione morale.
La legalità si persegue anche applicando una congruità economica delle basi d’asta, migliorando i tempi di pagamento delle commesse e la durata degli affidamenti, insieme alla rivalutazione dei costi in fase di gestione.
La formazione, la riqualificazione degli Operatori Socio Sanitari e la loro occupabilità nei diversi campi del settore è una questione prioritaria che dobbiamo affrontare compiutamente, insieme alla modernizzazione delle Imprese per un adeguamento delle proprie attività, in aderenza alle nuove necessità sociali.
Valorizzare il Settore significa anche dare un sostegno importante agli utenti dei nostri servizi e al loro futuro, quando le loro famiglie di origine non avranno più la possibilità di sostenerli.
Questo è una parte del lavoro da realizzare. Per arrivare, per migliorare le Imprese, il lavoro degli Operatori e i servizi, dobbiamo costruire un’azione di sistema, con il concorso di tutti i soggetti rappresentativi del settore, per dare vita ad una Legge regionale di riferimento per il Terzo settore, che comprenda anche l’insieme di quanto affermiamo.
Vogliamo provarci.