per una nuova politica sulla casa

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa mercoledì 17 febbraio 2010

Qualche giorno fa leggevo sui giornali la storia di Cesira, disabile centenaria di Roma costretta ad abbandonare la sua abitazione in conseguenza dell’incombente sfratto per fine locazione. Con gli ufficiali giudiziari alla porta, e dopo aver ottenuto solo una risposta formale alla lettera che aveva inviato al sindaco, ha deciso di affidare ad un video su youtube la sua disperazione. E così Alemanno è andato a trovarla e ha promesso di provvedere.

La vicenda è toccante e ci ricorda la drammatica situazione che migliaia di persone vivono nel nostro territorio. Basta leggere il Rapporto Italia 2010 recentemente pubblicato dall’Eurispes, una nitida fotografia dell’emergenza abitativa che affligge l’Italia e la nostra regione in particolare.

Il Lazio nel 2008 è stata la prima regione per numero di sfratti, con 8.434 provvedimenti. Le richieste presentate dagli uffici giudiziari alla forza pubblica per eseguire gli sfratti sono salite a 54.573. Gli sfratti eseguiti sono stati 2.845, praticamente uno ogni 271 famiglie.

È evidente che l’aumento degli affitti tende ad escludere dal mercato sempre più famiglie. La prima causa di sfratto risulta essere infatti l’impossibilità economica di pagare il canone, un completo rovesciamento di ciò che accadeva fino a qualche anno fa, quando la motivazione principale era la scadenza della locazione o la necessità del proprietario di riappropriarsi della casa.

In una situazione del genere ci si aspetterebbe un deciso intervento delle amministrazioni, con iniziative di edilizia popolare che garantiscano ai ceti più disagiati il diritto alla casa. Cosa succede invece a Roma? Succede che la giunta Alemanno temporeggia e non approva le delibere sull’emergenza casa, delibere per cessioni e acquisti di unità abitative.

In una città dove un appartamento su sette è vuoto, dove i prezzi degli affitti sono tra i più alti d’Italia e dove c’è bisogno di un video su internet per evitare lo sfratto di una persona disabile – come nel caso della signora Cesira –, in una città del genere si avverte la necessità di interventi netti e rigorosi da parte della politica, interventi che impediscano all’immobilismo e alla speculazione di prevalere sulla civiltà e sullo stato di diritto.


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