Chi vuole la privatizzazione dell’acqua?
Voi no, noi no. Qualche impresa privata sì.
In Italia i tentativi di privatizzazione della gestione dell’acqua sono miseramente falliti. Vedi ad Agrigento dove le tariffe sono aumentate a dismisura senza che la qualità dell’offerta migliorasse in alcun modo, come ci ha riportato Iacona domenica scorsa nella sua (bellissima) trasmissione televisiva. Vedi ad Arezzo, dove i cittadini si sono mobilitati per ristabilire la gestione pubblica, dopo aver sperimentato la fallimentare amministrazione privata – anche qui con aumenti spropositati dei costi del servizio.
Ma anche a Parigi il comune ha deciso di non rinnovare il contratto a Veolia e Suez, le due imprese che gestivano la distribuzione dell’acqua. E Parigi non è certo la prima città della Francia a cambiare idea circa la privatizzazione – una decisione analoga infatti era già stata presa a Grenoble.
Viceversa in tante comunità del nostro paese, piccole e grandi, i cittadini sono riusciti ad organizzarsi e ad affrontare il problema della distribuzione in modo da rendere efficiente la gestione e mantenerla allo stesso tempo pubblica. Smentendo così la tesi di chi vorrebbe necessariamente identificare il pubblico con l’inefficienza.
Il punto è che non si possono usare come pretesto i disservizi del pubblico per consegnare a qualche monopolista la gestione di un bene così importante.
L’acqua è e resta un diritto e noi faremo di tutto affinché non divenga una merce. Nella nostra regione. In Italia. Ovunque.