“una gestione all’insegna del rinnovamento”

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Lavoro e Formazione, Legalità, rassegna stampa venerdì 26 febbraio 2010

Diverse le reazioni alle dimissioni di Mario da presidente del Sant’Alessio, una decisione presa per rispetto istituzionale dopo la decisione di Mario di candidarsi al consiglio regionale con l’Italia dei Valori.

Annita Ventura, presidente dell’unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti del Lazio sottolinea come la gestione De Luca è stata una gestione all’insegna del rinnovamento: “durante la sua presidenza abbiamo lavorato con grande serietà e nel tentativo di mettere in sinergia forze e know how, per far sì che il centro regionale tornasse a essere quel luogo di aggregazione e risorsa sociale per i minorati della vista. La sua esperienza, maturata negli anni nel settore dell’handicap, lo ha reso amministratore sensibile nella comprensione e nella gestione delle problematiche delle persone con minorazione visiva”.

Marcello Iometti, presidente provinciale della stessa associazione, riconosce nell’operato di Mario “una gestione democratica e partecipata, fatta di atti concreti. Oggi De Luca riconsegna alla Regione un ente trasparente e riqualificato, consapevoli del duro lavoro svolto in questi ultimi anni e delle difficoltà che ha dovuto affrontare”.

Il coordinamento per la tutela e la promozione dell’Ipab del Sant’Alessio ringrazia Mario per l’impegno profuso mentre Tommaso Daniele, presidente nazionale dell’Unione italiana ciechi, sottolinea come oggi “i fatti parlino più delle parole: l’aumento dei servizi socio-assistenziali, la stabilizzazione del personale precario, il piano di rientro economico, la fruibilità del centro, la realizzazione di attività socioculturali e la valorizzazione e la difesa del patrimonio, dimostrano il buon lavoro portato a termine da Mario De Luca”.

mariodeluca


3 marzo apertura campagna elettorale

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, In primo piano, Lavoro e Formazione, Legalità giovedì 25 febbraio 2010

invito:Layout 1Questa mattina mi sono dimesso da presidente del Sant’Alessio, carica che ho ricoperto dal 2006 perchè ho deciso di candidarmi come consigliere regionale con l’Italia dei Valori. Nelle prossime ore vi racconterò quello che è stato fatto, quello che ha rappresentanto per me questo centro.

Intanto sono lieto di invitarvi al primo evento della mia campagna elettorale. Vi aspetto tutti mercoledì 3 marzo alle ore 15 all’Alpheus in via del commercio a Roma.


la sindrome di down e quella degli imbecilli

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, In primo piano lunedì 22 febbraio 2010

Facebook è un magnifico mezzo di comunicazione. La maggior parte degli iscritti ne usufruisce per tenersi in contatto con amici e conoscenti, per condividere informazioni, per rafforzare affetti e anche rapporti di lavoro. Alcuni però lo sfruttano per diffondere la propria stupidità. La vicenda di ieri ne è l’ultima dimostrazione.

Un gruppetto di balordi ha pubblicato una pagina dal titolo “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”. Il repertorio all’interno comprende una variegata serie di insulti e sarcasmi, alcuni dei quali definiscono i bambini down come “ignobili creature” o “peso per la società”. Altri sono addirittura irriferibili.

Incredibilmente la pagina conta 1200 sostenitori, e ciò impone una riflessione sul rapporto tra l’inciviltà e la sua libertà di espressione. In effetti non è la prima volta che ci ritroviamo alle prese con problemi del genere. Tante sono le pagine pubblicate in passato inneggianti a vari tipi di violenza. Quest’ultimo episodio è tuttavia particolarmente odioso, ed è necessario intervenire.

Rimuovere le pagine non è semplice, perché il server di facebook è in Californa e bisognerebbe procedere a rogatoria internazionale. Sicuramente possiamo e dobbiamo intervenire riguardo la coscienza di tutti gli utenti. Quando riusciremo a sensibilizzare gli iscritti e quando si diffonderà la consapevolezza circa la gravità di certe offese, allora pubblicazioni come quella di ieri non avranno più modo di esistere, perché saranno boicottate dal resto della comunità, e anche chi commette l’errore di scambiare queste ignominie per innocue provocazioni capirà la pericolosità del suo comportamento e non lo ripeterà.

Ma tutto ciò non basta. Va da sé che gli autori di certi scempi devono essere puniti, soprattutto quando si configurano gli estremi di un reato. Circa altre possibili sanzioni, l’idea di Severgnini – per esempio –  di impiegare queste persone in comunità che si occupano di Down è suggestiva. Più realisticamente, bisogna assicurarsi uno strumento tempestivo con cui individuare gli autori e sospendergli l’iscrizione a facebook, se non addirittura l’utilizzo della rete. Purtroppo gli stupidi hanno anche difficoltà a limitare la propagazione della propria stupidità. Minacciando la sconnessione da internet li aiuteremmo forse a controllarsi.


per una nuova politica sulla casa

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa mercoledì 17 febbraio 2010

Qualche giorno fa leggevo sui giornali la storia di Cesira, disabile centenaria di Roma costretta ad abbandonare la sua abitazione in conseguenza dell’incombente sfratto per fine locazione. Con gli ufficiali giudiziari alla porta, e dopo aver ottenuto solo una risposta formale alla lettera che aveva inviato al sindaco, ha deciso di affidare ad un video su youtube la sua disperazione. E così Alemanno è andato a trovarla e ha promesso di provvedere.

La vicenda è toccante e ci ricorda la drammatica situazione che migliaia di persone vivono nel nostro territorio. Basta leggere il Rapporto Italia 2010 recentemente pubblicato dall’Eurispes, una nitida fotografia dell’emergenza abitativa che affligge l’Italia e la nostra regione in particolare.

Il Lazio nel 2008 è stata la prima regione per numero di sfratti, con 8.434 provvedimenti. Le richieste presentate dagli uffici giudiziari alla forza pubblica per eseguire gli sfratti sono salite a 54.573. Gli sfratti eseguiti sono stati 2.845, praticamente uno ogni 271 famiglie.

È evidente che l’aumento degli affitti tende ad escludere dal mercato sempre più famiglie. La prima causa di sfratto risulta essere infatti l’impossibilità economica di pagare il canone, un completo rovesciamento di ciò che accadeva fino a qualche anno fa, quando la motivazione principale era la scadenza della locazione o la necessità del proprietario di riappropriarsi della casa.

In una situazione del genere ci si aspetterebbe un deciso intervento delle amministrazioni, con iniziative di edilizia popolare che garantiscano ai ceti più disagiati il diritto alla casa. Cosa succede invece a Roma? Succede che la giunta Alemanno temporeggia e non approva le delibere sull’emergenza casa, delibere per cessioni e acquisti di unità abitative.

In una città dove un appartamento su sette è vuoto, dove i prezzi degli affitti sono tra i più alti d’Italia e dove c’è bisogno di un video su internet per evitare lo sfratto di una persona disabile – come nel caso della signora Cesira –, in una città del genere si avverte la necessità di interventi netti e rigorosi da parte della politica, interventi che impediscano all’immobilismo e alla speculazione di prevalere sulla civiltà e sullo stato di diritto.


Chi vuole la privatizzazione dell’acqua?

Pubblicato nella categoria Legalità sabato 13 febbraio 2010

Voi no, noi no. Qualche impresa privata sì.

In Italia i tentativi di privatizzazione della gestione dell’acqua sono miseramente falliti. Vedi ad Agrigento dove le tariffe sono aumentate a dismisura senza che la qualità dell’offerta migliorasse in alcun modo, come ci ha riportato Iacona domenica scorsa nella sua  (bellissima) trasmissione televisiva. Vedi ad Arezzo, dove i cittadini si sono mobilitati per ristabilire la gestione pubblica, dopo aver sperimentato la fallimentare amministrazione privata – anche qui con aumenti spropositati dei costi del servizio.

Ma anche a Parigi il comune ha deciso di non rinnovare il contratto a Veolia e Suez, le due imprese che gestivano la distribuzione dell’acqua. E Parigi non è certo la prima città della Francia a cambiare idea circa la privatizzazione – una decisione analoga infatti era già stata presa a Grenoble.

Viceversa in tante comunità del nostro paese, piccole e grandi, i cittadini sono riusciti ad organizzarsi e ad affrontare il problema della distribuzione in modo da rendere efficiente la gestione e mantenerla allo stesso tempo pubblica. Smentendo così la tesi di chi vorrebbe necessariamente identificare il pubblico con l’inefficienza.

Il punto è che non si possono usare come pretesto i disservizi del pubblico per consegnare a qualche monopolista la gestione di un bene così importante.

L’acqua è e resta un diritto e noi faremo di tutto affinché non divenga una merce. Nella nostra regione. In Italia. Ovunque.


Le chiavi di scuola

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa venerdì 12 febbraio 2010

Il 13 febbraio prenderò parte alla III edizione de “Le chiavi di scuola – buone prassi di inclusione educativa”, un evento organizzato con il patrocinio del ministero della pubblica istruzione, del segretariato sociale della Rai, della provincia e del comune di Roma. La giornata comincerà con la presentazione di alcune buone prassi di integrazione negli istituti scolastici e si concluderà con una tavola rotonda sulla non discriminazione nell’educazione e l’organizzazione scolastica. Qui il programma della giornata.


sull’inceneritore di Albano

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa giovedì 11 febbraio 2010

L’annosa questione dell’inceneritore ad Albano continua a preoccupare gli abitanti e le persone di buon senso. Nonostante l’evidente sconsideratezza del progetto – nonostante il coordinamento e la contrarietà delle comunità locali –, di tanto in tanto riaffiorano le manovre e i traffici degli speculatori. Sembra infatti che si stia puntando sulla tratta ferroviaria Roma-Velletri per trasportare i rifiuti, con tanto di stazione merci vicino alla discarica di Roncigliano, e vicina al futuro inceneritore. Voglio esprimere tutta la mia solidarietà al coordinamento dei cittadini interessati, che con decisione e compostezza combattono la loro giusta causa. Le denunce sui pericoli per la salute e per l’ambiente si scontrano da tempo con gli interessi in ballo, ed è il momento di ribadire il nostro no a questi interessi. La salute dei cittadini non può venire dopo gli interessi economici, soprattutto quando esistono soluzioni alternative al problema dei rifiuti. Non si tratta infatti di dire solamente no, ma di puntare su strategie che salvaguardino la salute di tutti noi. Ad esempio la raccolta differenziata, come proposto dal coordinamento. Vedremo se il tornaconto di pochi continuerà a sfidare la volontà della maggioranza. L’augurio è che questioni così importanti, che riguardano la nostra tutela e quella del territorio, tornino al centro dell’interesse collettivo. La politica deve tornare ad ascoltare le esigenze reali delle persone, deve ascoltare e rispondere, soprattutto là dove si tratta di difendere i principi basilari del vivere comune.


Il diritto di nascere sani

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa mercoledì 10 febbraio 2010

di Giorgio de Tommaso

Nonostante le conquiste della scienza, le leggi in vigore, i convegni, la TV, continuano a nascere bambini con handicap,  con disabilità.
La prevenzione è soprattutto un problema di informazione. Il tasso di natalità in Italia negli ultimi due anni presenta un saldo attivo, ma le nascite degli italiani diminuiscono mentre  aumentano quelle degli extra-comunitari o degli stranieri residenti in genere.Se è già difficile informare gli italiani (e poco lo si fa) , figuriamoci gli stranieri, che oltretutto parlano lingue diverse.La legge 104 del 92 affida alle Regioni (all’art. 6)  il compito dell’informazione per la prevenzione. Prevenzione vuol dire soprattutto informare i giovani, le giovani coppie e chi intende procreare.
Per informare i giovani e le persone interessate occorre avere contatti con loro. Per le giovani coppie e coloro che sono interessati ad avere un bambino, sarebbe opportuno riqualificare i consultori. Per quanto riguarda i giovani, le Regioni  non hanno contatti con loro, mentre la scuola sì.
Pertanto sarebbe necessario attrezzarsi per portare nelle scuole la giusta informazione per la prevenzione.
Gli appunti allegati erano mirati alle nascite di bambini sordi nel Lazio ma la casistica si estende ad altri handicap e  ai down, che un tempo erano un problema  solo per le mamme over 45,mentre  oggi riguarda  anche le mamme giovani.

INFORMARE  PER  LA  PREVENZIONE DELLE  DISABILITA’ – Dopo trent’anni di lotte e conquiste sociali, si registra, purtroppo, da parte delle Istituzioni, ancora scarsa attenzione per  una  giusta “informazione” ai giovani ed alle giovani coppie per la  “prevenzione” delle disabilità.
La prevenzione genetica e delle malattie ereditarie è affidata oltre che alla informazione anche  ad analisi pre-matrimoniali, i cui risultati non sono ancora completamente prevedibili. L’auspicio di ogni coppia nel momento in cui mette in atto il suo obiettivo riproduttivo è di avere un figlio sano.
I rischi di patologia nel prodotto del concepimento sono da attribuire a fattori di vario genere come quelli ambientali, genetici e multifattoriali, potendo questi compromettere lo sviluppo normale dell’intero organismo o di numerosi distretti corporei. Il riconoscimento delle cause che hanno determinato una patologia e dei fattori di rischio è di fondamentale importanza non solo per i necessari provvedimenti terapeutici o riabilitativi, ma anche per effettuare un intervento preventivo sulla famiglia. La prevenzione dei difetti congeniti e delle malattie ereditarie rappresenta un ampio capitolo della medicina sociale. Oggi, occuparsi di prevenzione delle malattie genetiche significa, da un lato, disporre di strumenti atti alla diagnosi delle malattie genetiche, come per esempio l’analisi del cariotipo o l’analisi del DNA, e dall’altro avviare programmi di screening per la ricerca dei portatori sani e campagne di informazione sulle malattie genetiche nel territorio. L’ICBD – International Centre of  Birth Defect  (Centro Internazionale Difetti Genetici www.icbd.org, ), registra nel 2008 ancora tassi di natalità con malformazioni non dissimili da quelli del 1980. Il Centro sottolinea che alcune malformazioni provenienti da malattie infettive in gravidanza possono essere facilmente eliminate.
La prevenzione da agenti infettivi, pertanto,  può essere attuata con incisività grazie ad una campagna di vaccinazioni e di test sulla popolazione a rischio.Deve intendersi come popolazione a rischio, oltre ai bambini, quegli gli adulti  (soprattutto le donne) che vengono a contatto con bambini e cioè donne che sono in grado di procreare e che non sono coperte dagli anticorpi per le infezioni o le malattie esantematiche, che sono causa di malformazioni al feto. Se  si analizzano i recenti dati IRPPS (Istituto per la Ricerca della Popolazione  e Politiche Sociali) la situazione demografica italiana sta subendo un grande cambiamento:  diminuiscono  i livelli di fecondità e la propensione ad avere figli. Nelle famiglie ci sono  meno giovani, più anziani e più immigrati. I figli si fanno sempre di meno e più tardi nell’età. Il matrimonio si fa più tardi per la prolungata permanenza dei giovani in famiglia. L’Italia è alle prese con una nuova sfida: da paese di emigranti si è trasformata in un paese di immigrati.
Dalla fine degli anni ’70 è iniziato un progressivo flusso di immigrazione dai paesi africani, asiatici e dall’America latina, in aggiunta ai flussi dall’Europa dell’Est. Alcuni paesi, poi, come la Romania, ad alto tasso di emigrazione,  fanno parte dell’Europa.
Per ogni gruppo migratorio occorrerebbe conoscere le coperture vaccinali, perché se un bambino nasce in Italia è assoggettato ai protocolli vaccinali nazionali, ma se arriva da fuori  occorre “testarlo” per verificarne le coperture. Alcuni dati allarmanti scaturiscono, poi, da notizie che, a prima vista, sembrano ottimistiche ed invece nascondono inquietanti retroscena.   Ci riferiamo a quanto apparso, a settembre di due anni e mezza fa, quando iniziammo questa ricerca, nel 2006,  sulla stampa  di Roma,  a proposito della apertura di 29 nuovi  asili nido: dal Messaggero del 7 settembre 2006:
“A Roma aumentano gli asili nido, raddoppiano i bambini e i disabili: nel 2001 i posti a disposizione erano 8.321, nel 2005 14.600 oggi c’è un incremento del 70%  con  17.200 nuovi posti  nido .  E’ raddoppiato anche il numero dei bimbi disabili accolti nelle strutture, passato da 457 dell’anno scorso agli 800 di quest’anno.” Ciò che sembra un annuncio trionfalistico è purtroppo una  amara soddisfazione.

La presenza dei cittadini stranieri in Italia è stimata in circa 2,5 milioni,  secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Inps. Nel Lazio gli extracomunitari  sono  circa  250.000, cioè il 10% del saldo  nazionale e circa un terzo di quelli censiti  provengono da 4 paesi.  La colonia più numerosa è quella marocchina con 257.513 immigrati, seguita dagli albanesi  ( 138.653), dai  filippini (113.621) e dai romeni (84.830), seguono i  centro-americani,  gli egiziani,  i senegalesi, gli indiani, i russi,  gli ucraini.  Il saldo di natalità degli Italiani del 2004 era di  circa 16.000 individui (saldo tra nati vivi  562.599 e morti 546.658  pari a 15.941 ) su una popolazione di  58.462.000.
Quello degli extracomunitari è stato  di  46.000 individui  ( su una popolazione di 2,5 milioni  con  mortalità di 2.200 individui).
Secondo la percentuale su base nazionale si stima che nel Lazio i  nuovi nati extracomunitari possano  essere  circa 4.600. Se Roma assorbe circa il  90%  delle presenze straniere di tutto il  Lazio,  ciò spiegherebbe, in parte, il massiccio aumento delle iscrizioni nelle scuole materne ed elementari di quell’anno, soprattutto  negli gli asili nido.
Si presume che  gli extracomunitari  non abbiano, né le stesse attenzioni sanitarie, né i mezzi economici della maggioranza degli italiani, né le stesse informazioni e appare un punto oscuro il capitolo che riguarda le vaccinazioni.
Diceva  Piero Gabrielli: “ l’handicap è come un palazzo senza crisi di alloggi e non guarda in faccia nessuno, dalla celebrità all’anonimo uomo della strada”. Nel Lazio, come in tutta Italia,  continuano ad aumentare i bambini con handicap e, se questo  prima era un problema solo “domestico”, per italiani, ora lo è anche  per gli extracomunitari e per gli stranieri.
Di chi la colpa? Dei genitori disinformati o delle Amministrazioni che non informano o che non conducono efficaci campagne di vaccinazioni o di prevenzione?
L’art. 6 della Legge quadro 104/92 ( che alleghiamo in calce) vorrebbe che la Prevenzione delle disabilità  fosse  attuata dalle Regioni e ne fa una questione meramente sanitaria.
Il comparto sanitario finora non ci sembra sia stato in grado di assolvere  nel modo giusto il compito di informare i giovani per una serie di motivi, logistici ed organizzativi. Noi crediamo che, oltre che un problema sanitario, la prevenzione sia soprattutto un fatto culturale, perciò occorre camminare su due binari, quello sanitario e quello dell’informazione.
Informare non è la stessa cosa di sensibilizzare, che vuole dire che colpisce, al momento, i nostri sensi.   “Informare” vuol dire “ avvertire”, chiarire, istruire. Per una giusta informazione ai giovani  occorre partire dai  banchi di scuola,  dalle Università.
La scuola è il veicolo più sicuro dove  possono  passare certi messaggi,   per il ruolo educativo ed didattico che essa svolge e per la sua autorevolezza:  è la miglior sede  ove  è possibile  poter veicolare le giuste  informazioni,  per un concepimento consapevole, per una gravidanza a prova di rischi, per una sessualità consapevole. è molto importante poter informare i giovani con la consapevolezza  che la salute del bambino dipende dalla salute dei genitori al momento del concepimento. Ecco perchè, se una coppia  ha in programma un concepimento o una gravidanza , occorre cercare di condurre una vita sana ed informarsi se in famiglia ci siano stati casi di malattie genetiche o ereditarie come il  diabete,  o se,  ad esempio, la  futura mamma abbia già  contratto la rosolia o la toxoplasmosi.
La gravidanza, infatti, va affrontata in condizioni di immunità,  cioè quando l’organismo ha già fabbricato le proprie armi di difesa contro i virus.
è utile valutare, per esempio, il proprio grado di immunita’  alla rosolia con il Rubeo-test o sapere se si è immuni alla  toxoplasmosi, tramite il toxo-test,  due malattie infettive banali che diventano pericolose quando vengono contratte dalla donna in gravidanza.
Prevenire è anche diagnosticare precocemente  alcune malformazioni fin dalla nascita , come la sordità con lo screening  neonatale da effettuare già in sala parto. Un intervento precoce vuol dire  avviare il bambino ad una immediata riabilitazione  (con un opportuno protocollo riabilitativo ) o ad  eventuali interventi efficaci e risolutivi ( ad es. l’impianto cocleare ), ecc.
Questi sono solo alcuni esempi dei consigli che  una giusta informazione dovrebbe dare alle giovani coppie e ai  giovani che si accingano a affrontare la sessualità in maniera consapevole.

GIORNATA DELL’INFORMAZIONE  PER  LA  PREVENZIONE – L’art. 6 della Legge quadro 104/92 vorrebbe che la Prevenzione delle disabilità  fosse  attuata dalle Regioni e ne fa una questione meramente sanitaria mentre l’informazione per la prevenzione deve essere attuata con la sinergia  di tutte le realtà che operano sul territorio, con i giovani, con le donne, con le giovani coppie:  nelle ASL, nella scuola, nei posti di lavoro.
Per questo è necessario  organizzare una giornata dell’informazione per la prevenzione con la distribuzione di  opuscoli informativi sulla prevenzione e sui virus.  L’informazione dovrebbe avvenire nelle scuole medie, superiori, nelle Università, nelle ASL, nei posti di lavoro, con un opuscolo o un DVD,  ma anche  attraverso  i mass-media in  trasmissioni radio  e TV  di  alto audience, così come avviene con Telethon .

LEGGE 104/92  Art. 6. PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE – Gli interventi per la prevenzione e la diagnosi prenatale e precoce delle minorazioni si attuano nel quadro della programmazione sanitaria di cui agli articoli 53 e 55 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni.
Le regioni, conformemente alle competenze e alle attribuzioni di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, e alla legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni, disciplinano entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:
l’informazione e l’educazione sanitaria della popolazione sulle cause e sulle conseguenze dell’handicap, nonché sulla prevenzione in fase preconcezionale, durante la gravidanza, il parto, il periodo neonatale e nelle varie fasi di sviluppo della vita, e sui servizi che svolgono tali funzioni;
l’effettuazione del parto con particolare rispetto dei ritmi e dei bisogni naturali della partoriente e del nascituro;
l’individuazione e la rimozione, negli ambienti di vita e di lavoro, dei fattori di rischio che possono determinare malformazioni congenite e patologie invalidanti; i servizi per la consulenza genetica e la diagnosi prenatale e precoce per la prevenzione delle malattie genetiche che possono essere causa di handicap fisici, psichici, sensoriali di neuromotulesioni; il controllo periodico della gravidanza per la individuazione e la terapia di eventuali patologie complicanti la gravidanza e la prevenzione delle loro conseguenze; l’assistenza intensiva per la gravidanza, i parti e le nascite a rischio;
nel periodo neonatale, gli accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e l’obbligatorietà del controllo per l’individuazione ed il tempestivo trattamento dell’ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica. le modalità dei controlli e della loro applicazione sono disciplinate con atti di indirizzo e coordinamento emanati ai sensi dell’articolo 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833. con tali atti possono essere individuate altre forme di endocrinopatie e di errori congeniti del metabolismo alle quali estendere l’indagine per tutta la popolazione neonatale; un’attività di prevenzione permanente che tuteli i bambini fin dalla nascita anche mediante il coordinamento con gli operatori degli asili nido, delle scuole materne e dell’obbligo, per accertare l’inesistenza o l’insorgenza di patologie e di cause invalidanti e con controlli sul bambino entro l’ottavo giorno, al trentesimo giorno, entro il sesto ed il nono mese di vita e ogni due anni dal compimento del primo anno di vita. é istituito a tal fine un libretto sanitario personale, con le caratteristiche di cui all’articolo 27 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, su cui sono riportati i risultati dei suddetti controlli ed ogni altra notizia sanitaria utile a stabilire lo stato di salute del bambino;
gli interventi informativi, educativi, di partecipazione e di controllo per eliminare la nocività ambientale e prevenire gli infortuni in ogni ambiente di vita e di lavoro, con particolare riferimento agli incidenti domestici.  Lo stato promuove misure di profilassi atte a prevenire ogni forma di handicap, con particolare riguardo alla vaccinazione contro la rosolia.


Baciami ancora per non udenti

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa martedì 9 febbraio 2010

Non conosco personalmente Domenico Procacci, il produttore cinematografico di tanti dei bei film italiani degli ultimi anni, ma voglio ugualmente ringraziarlo perché ha dato vita a un’iniziativa che a molti può apparire una banalità ma che ha quasi una valenza storica, perché è un qualcosa che accade molto ma molto di rado.

Otto copie di “Baciami Ancora” l’ultima fatica di Gabriele Muccino e sequel a 10 anni di distanza de “L’ultimo bacio” che raccontava gli (sconclusionati) affetti dei trentenni di inizio secolo, sono state distribuite in versione sottotitolata per non udenti.

Procacci si ripromette di ripetere l’iniziativa in futuro se questo primo tentativo avrà buon esito e, come lui stesso giustamente sottolinea, il successo si valuterà non sulla base del numero di non udenti che andranno al cinema, quanto sulla sensibilità che tutti mostreranno nel scegliere di recarsi in quelle sale dove la visione è coi sottotitoli.

A Roma le proiezioni sottotitolate si tengono presso il Politecnico Fandango. Per maggiori informazioni, tel.06/36004240


Un impegno preciso: no al nucleare

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa martedì 9 febbraio 2010

Renata Polverini sul suo blog definisce il nucleare come un’opportunità che le regioni dovrebbero valutare e io  mi convinco che se vogliamo continuare a vivere in una regione dove la notte si dorme tranquilli, senza svegliarsi in una situazione da incubo, come quella degli abitanti di Chernobyl alcuni anni fa, è importante che la destra non vada al governo della nostra regione.

Perché questa dichiarazione, spogliata da un po’ di mestiere e di politichese, è solo un temporeggiare fino al voto, ma poi è una chiara apertura ai pruriti nuclearisti del governo Berlusconi, con l’aggravante che una delle zone individuate per la nascita delle nuove centrali è nel sud del Lazio.

Eppure alcuni anni fa gli italiani decisero di vivere in un paese denuclearizzato. Un voto, quello nel referendum contro il nucleare, che ci ha messo al riparo da tanti pericoli, che non sono solo quelli legati a cattivo funzionamento delle centrali, ma anche quello dello smaltimento delle scorie.

In attesa di scoprire l’elenco preciso dei luoghi dove intendono far nascere le nuove centrali e i siti di stoccaggio dei rifiuti tossici (scommettiamo che ce lo diranno subito dopo le elezioni?) facciamo sì che questo governo abbia il minor numero possibile di alleati negli enti locali. Cominciando proprio dal Lazio.


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