il Valore dell’integrazione: video

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa lunedì 14 dicembre 2009

Ecco i video che raccontano la giornata del 3 dicembre e il convegno a cui hanno partecipato centinaia di persone desiderose di contribuire alla formulazione delle politiche nazionali sul tema della disabilità: niente su di noi senza di noi!


L’Agricoltura Sociale: un percorso originale di Welfare locale

Pubblicato nella categoria Cooperazione Sociale giovedì 10 dicembre 2009

L’Agricoltura Sociale è l’insieme delle pratiche che vedono persone provate da diverse forme di svantaggio o disagio trovare nelle attività agricole una chance per dare un significato alla propria esistenza e un senso alle proprie capacità.
Si tratta di percorsi di inclusione lavorativa in aziende agricole e di servizi educativi, terapeutici e riabilitativi erogati mediante l’utilizzo di processi produttivi agricoli o con l’ausilio di animali in aziende agricole o in strutture che, pur non configurandosi come imprese agricole, impiegano risorse rurali nelle loro attività.

Quante sono le fattorie sociali?
Un censimento completo delle fattorie sociali in Italia non è stato mai fatto. A fine 2003 l’ISTAT ha rilevato 471 cooperative sociali di tipo B che svolgono attività agricole finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra il 2003 e il 2005 sono diventate 571 con un aumento  del 21 %, un dato in netta controtendenza rispetto a quello delle imprese agricole tout court.
Il ruolo d’inclusione lavorativa svolto dalla cooperazione sociale in agricoltura è molto significativo: oltre 7.100 sono i lavoratori svantaggiati occupati in queste imprese, un’entità pari al 30 % del totale di tali lavoratori che trovano occupazione nel complesso delle cooperative sociali di tipo B. Considerando che l’incidenza in termini di numero di imprese è inferiore, emerge come le cooperative sociali agricole includano in media un numero maggiore di soggetti rispetto al resto della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. Le tipologie di svantaggio presenti sono varie. Le cooperative sociali agricole tendono, rispetto al complesso della cooperazione sociale, a coinvolgere lavoratori con tipologie di svantaggio a maggior rischio di esclusione sociale, come i pazienti psichiatrici, i detenuti, gli ex detenuti e i tossicodipendenti. Sono soprattutto questi soggetti a mostrare interesse all’Agricoltura Sociale poiché, mediante il contatto con le piante e con gli animali e il coinvolgimento nelle attività agricole, essi riscoprono la loro potenzialità interiore e il senso di responsabilità individuale che permettono di ritrovare un equilibrio motivazionale e relazionale.
Altri soggetti interessati sono poi coloro che provengono anch’essi da ambiti lontani dall’agricoltura e che trovano le loro motivazioni profonde nel disagio provocato dagli aspetti quantitativi, standardizzati e consumistici dell’attuale modello di sviluppo.
Mostrano, inoltre, attenzione all’Agricoltura Sociale persone che hanno perduto il lavoro in forma continuativa e sicura o che lo mantengono in condizioni precarie e nelle attività agricole trovano un modo per integrare il reddito.
All’ Agricoltura Sociale sono ultimamente sempre più interessati quei produttori agricoli, per lo più “biologici”, che già svolgono attività diversificate nell’ambito dell’agriturismo e dei servizi legati al mondo della scuola. E ad essa incominciano a mostrare attenzione anche altri soggetti agricoli, soprattutto giovani, con redditi misti e in possesso di strutture spesso di piccole dimensioni,  i quali, spinti dalla globalizzazione ad abbandonare modelli produttivi eccessivamente specializzati perché non premiati dai mercati, sono indotti, per integrare il reddito, a sperimentare l’agricoltura ecocompatibile, multifunzionale e di prossimità.

Benessere umano e benessere dell’ecosistema non sono incompatibili

L’Agricoltura Sociale si fonda sull’idea che promuovere stili di vita e modelli di produzione, di investimento e di consumo compatibili con la protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima fa bene alle persone perché il benessere umano coincide con il benessere dell’ecosistema.
Si tratta di una concezione del benessere che fa riferimento a modelli sociali e culturali in cui assumono valore le relazioni di senso, le opportunità che permettono alle persone di dare un significato alle cose che fanno e alle loro capacità, la salvaguardia del capitale sociale e dei saperi locali, la riappropriazione del Genius loci come perpetuazione della propria creatività.
E’ una concezione del benessere che si integra con una visione del paesaggio non come mero quadro statico da contemplare, ma come movimento, riscoperta, autocoscienza, formazione della personalità umana.

Le proposte per promuovere l’Agricoltura Sociale
L’Agricoltura Sociale trova il proprio fondamento nei principi dell’art. 44 della nostra Costituzione, che finalizza l’intervento pubblico in agricoltura alla cura della qualità del territorio e al perseguimento della giustizia sociale.
E’ inoltre espressione dell’economia civile che può contribuire direttamente a ridurre le disuguaglianze, sviluppare le capacità delle persone mediante un processo di responsabilizzazione e liberazione e proteggere la natura oltre le politiche redistributive.
Per promuovere iniziative di Agricoltura Sociale bisogna agire in tre direzioni:
1) migliorare le condizioni affinché le persone in difficoltà possano con l’attività agricola dare un senso alle proprie capacità;
2) riconoscere l’Agricoltura Sociale come un’opportunità per migliorare la competitività delle imprese e dei territori rurali;
3) creare un nuovo nesso tra sviluppo, protezione sociale e tutela ambientale nelle aree rurali e nelle aree agricole periurbane e metropolitane.
Si tratta di salvaguardare il pluralismo delle esperienze di Agricoltura Sociale, indipendentemente se ad attivarle sia un’azienda agricola.
Vanno, inoltre, rafforzate le politiche sociali nelle politiche di sviluppo e coesione, integrandole nello sviluppo locale.
Occorre impedire la vendita dei terreni di proprietà pubblica e di quelli confiscati alla mafia  per metterli a disposizione di progetti di utilizzo produttivo per finalità sociali.
Bisogna, infine, individuare modalità di coordinamento delle diverse politiche (sviluppo rurale, ambiente, welfare, sicurezza, istruzione, ecc.) e di coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati nella loro definizione, a livello regionale e nazionale.


DISABILITA’ VISIVA, STRUMENTI DI INCLUSIONE TRA POLITICA E ACCESSIBILITA’

Pubblicato nella categoria Disabilità mercoledì 9 dicembre 2009

La mia conoscenza di molte persone con disabilità visiva, mi ha consentito di constatare quanto  davvero  aumentare la qualità della vita delle persone con problemi sensoriali, ed in special modo visivi, possa essere un indicatore di una politica con la  P maiuscola, capace di garantire dignità e di utilizzare le possibilità al giorno d’oggi esistenti per garantire la piena inclusione sociale tra le persone.
Il dovere della politica è di  focalizzare degli indicatori condivisi di qualità della vita, individuare i mezzi, i servizi e gli strumenti, mettere a disposizione tali mezzi, e prima ancora, di consentire alle persone con disabilità visiva, prima possibile, di conoscerne l’esistenza la mia ormai decennale frequentazione di molte persone con problemi di vista, di tutte le età, le condizioni fisiche culturali, appartenenti a differenti ambiti e contesti, mi consente di ritenere che solo la integrazione tra le politiche sociali, sanitarie, occupazionali e del diritto al lavoro, dei trasporti, della famiglia eccetera, possano determinare un reale cambiamento.
In Italia esistono molte più persone con problemi di vista di quante ne siano state censite od intercettate dai servizi sanitari e sociali. Questo perché molte persone che diminuiscono la loro capacità visiva, e perdono la vista in età lavorativa o in vecchiaia, trascorrono un lungo periodo lontane dalle agenzie sociosanitarie, dagli strumenti ed ai servizi che potrebbero metterli in condizioni comunque di recuperare la loro capacità lavorativa e delle autonomie della vita quotidiana.
Se pensiamo a quanti lavoratori per malattie progressive, perdono gradualmente la capacità di lavorare con i mezzi e gli strumenti con i quali hanno iniziato da giovani, oppure non possono raggiungere i luoghi di lavoro e di vita, se non accompagnati da qualcuno, se pensiamo che i luoghi di lavoro spesso non sono pronti per accogliere le modificazioni operative dei lavoratori ipovedenti e non vedenti, comprendiamo perché tanta gente diviene gradualmente marginale, e divenendo tale, non accede a tutti gli strumenti che potrebbero restituire dignità e normalità.
La disponibilità di servizi specifici per fare ciò nella nostra regione è molto scarsa e ancor più rara è la possibilità delle persone di conoscere l’esistenza di ciò che già funziona.
Inoltre è noto a tutti noi che  il numero reale delle famiglie dei bambini con problemi  di vista, non sia in realtà conosciuto, specialmente per la fascia di età dei più piccoli, e che vi sia un sommerso molto ampio di sofferenza e di necessità educative, riabilitative e in generale di supporto sociale .
Sappiamo che le patologie causa di minorazione visiva in età infantile, determinano spesso la necessità di importanti e precoci interventi abilitativi ed educativi per il bambino, e di supporto alla famiglia, anche per scongiurare l’insorgenza di problematiche secondarie.
Se pensiamo ai genitori ed agli insegnanti, e a quante volte gli anni passino nel tentare di trovare in primo luogo una soluzione guaritiva, e successivamente a cercare di risolvere problemi, senza conoscere le potenzialità degli strumenti esistenti.
I posti disponibili per l’intervento precoce e la riabilitazione sono molto esigui, rispetto alla prevedibile necessità della quantità di bambini che continuano a nascere. Una politica sanitaria responsabile deve prevedere un corridoio d’accesso a questi strumenti e a questi servizi, fin dalla dimissione dai reparti di neonatologia.
Si tratta quindi di programmazione seria e responsabile delle politiche integrate. Oltre a ciò la minorazione visiva deve uscire dal ghetto del monopolio, puramente virtuali, di alcune situazioni. I cittadini con problemi di vista di tutte le età, hanno diritto di incontrare sulla loro strada professionisti formati, ciascuno per la sua competenza, ad erogare servizi in modi e tempi appropriati.
La formazione e l’aggiornamento devono essere garantiti a quei professionisti che sono chiamati ad occuparsi della qualità della vita delle persone con disabilità, e ciò sia per l’erogazione dei servizi che per la prescrizione di ausili.
Quanti   tra i medici prescrittori della regione Lazio conoscono realmente l’esistenza ed il merito degli ausili che sono chiamati a prescrivere? quanto spesso invece le persone con disabilità debbono suggerire e motivare, per non dire convincere,  delll’utilità di mezzi, ad esempio quelli informatici, e della ricaduta positiva che  questi  mezzi potrebbero avere nella loro vita. ?
La formazione e l’aggiornamento dei medici prescrittori va considerato come un elemento imprescindibile del piano sanitario regionale,  perché la competenza dei medici prescrittori e di quelli che erogano  gli altri servizi sanitari alle persone con disabilità, deve essere un diritto di tutti i loro potenziali pazienti
un altro ambito importante con il quale la disabilità visiva impatta è l’ambiente fisico e le barriere in esso contenute nella garanzia dell’accessibilità dei mezzi di trasporto pubblico, degli spazi di uso comune, delle scuole degli uffici dei luoghi di svago, contribuisce a garantire una alta qualità della vita, nella misura in cui una persona con problemi di vista può essere agevolata nelle sue autonome azioni di vita quotidiana.
In questo senso il piano dei trasporti regionali deve mettere in condizioni la persona disabile della vista, sia che abiti nelle grandi città, che esposti nelle varie province, di potersi muovere autonomamente.
Ma quanti professionisti della progettazione conoscono  gli  accorgimenti ed i criteri che debbono usare per garantire l’accessibilità dello spazio fisico?
ancora una volta precise linee guida,  ed un aggiornamento che mette in condizione di tecnici della progettazione di fare realmente progettazione inclusiva,  deve essere considerato ,non come un lusso , ma come parte del piano della formazione e dell’aggiornamento obbligatorio.
La qualità della vita non può prescindere dalla gestione del tempo libero, dello sport e della pienezza di una vita sociale improntata non soltanto alle necessità socio sanitarie, ma anche a quello che concerne l’essere una persona tra le persone.
In questo senso, le  potenzialità che le persone con problemi di vista adulte hanno  di viversi  come persone e non come disabili, debbono trovare una risposta pratica nella progettazione e realizzazione delle attività ricreative e sportive per tutti.
A volte Le associazioni con disabilità surrogano molto spesso queste mancanze, essendo, sfortunatamente, spesso le uniche agenzie di diffusione delle informazioni di merito.
Ciò invece deve essere oggetto di una politica responsabile, innanzitutto nel mettere a disposizione la conoscenza dell’esistenza dei mezzi verso i diretti interessati, e di coltivare la competenza dei  tecnici che , a vari  livelli , hanno comunque la responsabilità professionale di occuparsi di facilitare  l’inclusione sociale delle persone.


Disabilità

Pubblicato nella categoria Comunicati stampa, Disabilità, Lavoro e Formazione, Ricerca, Sanità venerdì 4 dicembre 2009

Queste i numeri dell’ISTAT sulla disabilità. Le cifre sono state raccolte con la collaborazione di ministeri, enti ed associazioni che si occupano delle politiche dei servizi e dei bisogni dei cittadini con disabilità.
(Fonte principale sito “Handicap in cifre”)

  • Le disabilità interessano il 15% delle famiglie: una famiglia su 4 registra la presenza di un disabile;
  • 350.000 disabili della vista;
  • 750.000 disabili mentali;
  • 80.000 insegnanti di sostegno;
  • Il tasso di disoccupazione è del 55%; nel sud si arriva a 70%
    (i controlli sull’occupazione delle persone con disabilità avvengono ogni 2 o 3 anni)
  • Il 17 % degli ultrasessantenni e il 38% degli ultrasettantacinquenni è disabile.
  • Il 33% dei disabili è portatore di almeno due disabilità.

ISTRUZIONE: Il livello d’istruzione delle persone disabili in questi anni si è notevolmente elevato: infatti il 38% dei disabili tra i 14 e i 44 anni possiede un diploma o una laurea. Mentre solo il 14% delle persone tra 45-64 anni possiede un titolo di studio. Permane comunque una percentuale considerevole di persone disabili, anche giovani, senza alcun titolo di studio: nella fascia 15-44 anni sono il 15% . Tra i non disabili la percentuale è praticamente nulla.

Mobilitazione: La FISH e la FAND (che raggruppano le maggiori associazioni di persone con disabilità e i loro familiari), hanno deciso congiuntamente di avviare uno stato di mobilitazione, a promozione e difesa dei diritti umani, civili e sociali di tutte le persone con disabilità in Italia. Tale decisione è stata presa dopo l’ennesimo episodio di scarsa attenzione al problema dell’inclusione scolastica da parte del Ministro della pubblica istruzione, il quale non ha mai partecipato alle riunioni della consulta ministeriale dell’Osservatorio sull’Integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

  • Eccessivo numero di classi con più di 30 alunni di cui quattro, cinque o addirittura sette con disabilità certificata.
  • La mancata contrattazione con le forze sindacali circa l’obbligatorietà della formazione in servizio di tutti i docenti di classe.

Ad ogni insegnante di sostegno sono stai attribuiti tre o quattro casi se non di più. Nel regolamento sulla riorganizzazione scolastica il Ministero aveva tralasciato di fissare il tetto massimo degli alunni con disabilità nelle classi. Le associazioni che si occupano di integrazione scolastica speravano in una correzione ad hoc nelle linee guida attese per l’autunno, invece a sorpresa, il provvedimento è stato emanato in piena estate quando le famiglie e le scuole erano in vacanza.
Gli Insegnati di sostegno hanno subìto tagli indiscriminati dovuti per lo più alla riduzione complessiva delle risorse in capo agli Uffici Regionali Scolastici, con la conseguenza che in media un bambino ha all’incirca 6 ore di assistenza a settimana. Infine, l’aumento esponenziale di attività di laboratorio altro non è che un modo per togliere i disabili dal gruppo classe e parcheggiarli in laboratorio, così da ricreare nei fatti una “classe differenziale” con buona pace per l’integrazione scolastica.

LAVORO: Il livello d’occupazione dei disabili è piuttosto preoccupante. Il tasso di occupazione tra i disabili e infatti pari al 45% . Le donne disabili sono notevolmente svantaggiate rispetto agli uomini, il tasso d’occupazione delle donne è del 35,3% , quello degli uomini è 64,7%.

Alitalia-CAI: 45 disabili assunti invece 323 come impone la quota prevista della normativa pari al 7%. Nella nuova Alitalia, con un taglio occupazionale di oltre 3.000 posti fissi e di almeno 2.000 lavoratori precari, non hanno trovato posto le mamme con bambini piccoli che usufruivano di esoneri notturni, i part-time, i genitori affidatari unici di minori, i lavoratori invalidi e i genitori con figli invalidi a carico.

COOPERAZIONE INTEGRATA: Da anni la cooperazione sociale integrata subisce attacchi vergognosi il primo caso è stato il servizio Recup di Capodarco, per poi proseguire con la protesta di questi giorni di tutte le cooperative sociali integrate che operano sul territorio romano alle quali il Comune sta togliendo la quota del 5% prevista nei bandi riservata alla cooperazione.

ONU: L’adozione della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità costituisce l’affermazione del principio “dell’universalità, indivisibilità, interdipendenza, interrelazione di tutti i diritti umani”, è quindi un insieme di diritti orientati a promuovere e a proteggere la dignità delle persone disabili. I cinquanta articoli della Carta Onu spaziano dall’uguaglianza alla non discriminazione delle donne e i bambini disabili, dall’accessibilità al diritto alla vita, dall’istruzione al lavoro, dalla partecipazione culturale al tempo libero, dallo sport alla salute alla riabilitazione. La Convenzione costituisce il primo atto obbligatorio del diritto internazionale del ventunesimo secolo in tema di diritti umani, uno strumento importante per globalizzare non solo le merci, ma anche i diritti. Con questo convegno l’IDV si impegna a favorire una nuova produzione legislativa in chiave anti-discriminatoria, a promuovere politiche attive attraverso la ricollocazione delle risorse. Adesso più che mai si rende urgente la ratifica della convenzione da parte dell’Europa.

Ulteriori informazioni
http://www.un.org/esa/socdev/enable
http://www.un.org/disabilities/convention

SANITA’: I Responsabili del gruppo San Raffaele Spa del Lazio e i sindacati regionali di categoria, sono al centro del confronto per l’avvio delle procedure di licenziamento di 500 lavoratori conseguenza, secondo il gruppo della sanità privata, del declassamento delle prestazioni sanitarie e della loro riduzione dopo l’emanazione dei Decreti commissariali 41 e 56 del 2009. Decreti che avrebbero avuto come conseguenza circa 600 prestazioni in meno al giorno per un importo complessivo annuo di 35 milioni di euro. Come è accaduto per la Fondazione S. Lucia, il Gruppo si è lamentato del rinvio, da parte della Regione, degli incontri. Per l’emanazione dello stesso decreto la Fondazione S.Lucia ha annunciato il licenziamento di 271 lavoratori, al momento si stanno portando avanti le trattative per scongiurare questi licenziamenti.

Ausili: Dal 2004 le Asl non hanno più pagato le prestazioni dell’assistenza protesica, con la conseguenza che non è possibile programmare investimenti sulle attività di ricerca essenziale nel settore.

DOPO DI NOI: Uno dei problemi che rende difficile, e a volte persino paralizzante il dialogo tra famiglie e servizi, è l’incertezza del “dopo”: “dopo” la nascita di un bambino disabile…,” dopo” quel trattamento riabilitativo…, “dopo” la scuola, “dopo” la formazione…, “dopo” la morte dei genitori. Solo nel Lazio sono circa 35.000 le persone in situazione di gravità, potenziali destinatarie di un intervento normativo per il “Dopo di Noi” (Disabili in cifre ISTAT 2004-2005 età 65-74). Si tratta di persone che fruiscono dell’indennità di accompagnamento, unita o meno ad altre provvidenze, riconosciute dalle competenti Commissioni Sanitarie nell’incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana, e pertanto implicitamente bisognosi di assistenza continua. Occorre quindi dare sostegno concreto alle famiglie, il “dopo di noi” non è solo un problema di strutture residenziali, ma un insieme complesso di necessità e di diritti al quale è possibile dare risposta solo attraverso un sistema organico di strumenti, referenti, strutture e servizi:

La crescita dei costi, l’allungamento della vita della popolazione con disabilità, l’aumento della domanda di servizi, anche di migliore qualità, impongono di attrarre e non disperdere le risorse.

RICERCA: Il 6 agosto 2008, il Parlamento approva in via definitiva il DL 112 e il decreto viene pubblicato il 21 agosto 2008, diventando legge (133).
Tagli del FFO nel DL 112: (FFO, Fondo Funzionamento Ordinario: finanziamento ministeriale del sistema universitario):
63,5 milioni di euro per il 2009
190 milioni di euro per il 2010
316 milioni di euro per il 2011
417 milioni di euro per il 2012
455 milioni di euro per il 2013
1500 milioni di euro di riduzione in cinque anni, una media di 300 milioni di euro per anno. Si passa dalla riduzione dell’ordine dell’1 % nel 2009 ad una riduzione del 7,8 % fra il 2012 e il 2013.
Tutto ciò porterà ad una drastica riduzione dei progetti dei ricerca, soprattutto ricerca di base, essenziale ad esempio, nello studio delle cause determinanti innumerevoli malattie rare.
Invece dei tagli indiscriminati, si auspica una seria valutazione di didattica e ricerca e della gestione dei bilanci universitari, anche in funzione dell’attribuzione delle risorse.


LA REGIONE RISPETTI GLI IMPEGNI E REINTEGRI IL TAGLIO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE

Pubblicato nella categoria Sanità mercoledì 2 dicembre 2009

Il 31 dicembre 1200 disabili pluriminorati saranno dimessi dai centri di riabilitazione presenti nella Regione Lazio, molti dei quali senza alcuna assistenza familiare, con loro oltre 1300 lavoratori degli stessi centri finiranno in mezzo alla strada. Questa drammatica decisione è stata presa dal Comitato di coordinamento dei Centri associati all’ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, a causa della mancata applicazione degli accordi sottoscritti con la Regione Lazio nel mese di maggio,che ha provocato un ulteriore aggravamento della già enorme criticità finanziaria. “Nonostante l’accordo siglato tra le associazioni e la Regione e le molteplici rassicurazioni pervenute ai Centri, la situazione è tutt’altro che risolta”. – dichiara Mario Dany De Luca, Responsabile Welfare Regionale IDV – “La Regione deve al più presto assumersi le proprie responsabilità, e dar seguito agli impegni presi nei confronti di centinaia di utenti e famiglie, nonché dei lavoratori stessi, reintegrando immediatamente il taglio previsto sulle prestazioni sanitarie. Per troppo tempo” – conclude De Luca – “i Centri hanno manifestato e partecipato a tavoli che, come sta emergendo in più settori, non hanno portato a nessuna soluzione concreta. Così, l’unica certezza è un Natale di lacrime e sangue per migliaia di persone”.


ALLA RICERCA DELLA SCIENZA PERDUTA: LA DIFFICILE SOPRAVVIVENZA DEL RICERCATORE IN ITALIA

Pubblicato nella categoria Ricerca martedì 1 dicembre 2009

Un paese che investe nella ricerca è un paese che guarda al benessere, anche futuro, dei suoi cittadini. Lo hanno ben assimilato gli statunitensi e i giapponesi, primi sostenitori di questa politica vincente, che investono notevoli fondi in favore della scienza. Ancora arranca l’Unione Europea che dal 2000, attraverso il trattato di Lisbona, si propone di rilanciare l’innovazione e il conseguente sviluppo del continente. L’obiettivo fissato dagli Stati membri, entro l’anno 2010, è raggiungere l’investimento al 3% del Pil. Un traguardo difficile per l’Italia con una media di finanziamenti alla ricerca già al di sotto della media europea e incapace di definire misure in grado di perseguire questo orientamento. Il nuovo anno è alle porte, la percentuale degli stanziamenti italiani in rapporto al Pil si ferma all’ 1,14.
L’appello di Diana Bracco, vice presidente di Confindustria con delega per l’innovazione e la ricerca scientifica, in un’ intervista ad Affari&Finanza di Repubblica: “Quello che manca e che vorremmo che si instaurasse nel Governo e’ una visione d’insieme, la consapevolezza che siamo all’ultima chance e che l’innovazione oggi piu’ che mai e’ la discriminante competitiva. Occorre varare subito un Programma nazionale della ricerca 2009-2013 che abbia obiettivi chiari, definiti e condivisi e che preveda strumenti efficaci e flessibili. Certo, siamo consapevoli dei vincoli di bilancio, pero’ alcune risorse si devono pur trovare”.
Il recente studio del CNR, “Scienze e tecnologie in cifre- Statistiche sulla ricerca e sull‘innovazione”, offre un chiaro quadro della situazione. L’irraggiungibile potenza statunitense si attesta prima con la spesa di ben 312,5 miliardi di dollari annui, l’Italia subisce un notevole distacco anche nel vecchio continente. La Germania spende 59,2 miliardi di dollari, mentre l’Italia si ferma a soli 17,9 miliardi. I finanziamenti languono, sia da parte del settore pubblico che da quello privato. La mancanza del rinnovamento tecnico si evince soprattutto dalla percentuale del personale impiegato nel settore. Ai primi posti si distinguono Finlandia, Svezia e Danimarca, mentre l’Italia rimane fanalino di coda subito dopo la Corea.
La ricerca non rende, almeno nell’immediato. Forse è proprio questa caratteristica a balzare agli occhi dei miopi che tralasciano di riconoscere come questa permetta però di avere, a lungo termine, uno sviluppo di idee che sono alla base del progresso scientifico. La scienza applicata e soprattutto la tecnologica, dal risvolto economico immediato, sono possibili solo se partono da idee derivate dalla scienza pura, la ricerca fine a se stessa. I vantaggi duraturi si ottengono con una politica di investimenti nella ricerca di base, formando nuovi ricercatori, sostenendo lo stimolo per la nascita di idee e soprattutto nell’educazione.
I Programmi Quadro con il finanziamento delle collaborazione internazionali e il riconoscimento di infrastrutture all’avanguardia da parte dell’ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures) sono i segni tangibili dell‘interesse europeo nell’ innescare un circolo virtuoso. L’Italia ancora non ha preso alcuna decisione mentre gli altri stati europei hanno iniziato a analizzare le infrastrutture che sosteranno il programma in quanto considerate strategiche all’interno delle loro politiche scientifiche.
Il capitale umano nel nostro paese non manca. Numerosi sono i ricercatori che si distinguono all’estero. Intanto per chi ha scelto di continuare il proprio lavoro nel Bel Paese la vita è dura. Ancora si attendono i fondi previsti dalla Finanziaria 2007 per l’assunzione di 4200 giovani ricercatori. Il Ministro M. Gelmini e il ministro G. Tremonti assicurano come la scadenza fissata al 31 dicembre verrà rispettata. Si tratta di un intervento molto atteso, ma che non risolve il problema. Il supporto al settore dovrebbe rimanere costante per ottenere risultati. La ricerca può diventare il motore dello sviluppo per l’intera nazione.


IL VALORE DELL’INTEGRAZIONE: LE PERSONE DISABILI, DIRITTI, RISORSE E PARTECIPAZIONE

Pubblicato nella categoria Agenda sabato 21 novembre 2009
3 dicembre 2009
15:00a19:00

Si svolgerà a Roma, al Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 (zona San Lorenzo) dalle 15.00 alle 19.00 (in calce il programma completo).

Nel dibattito, al quale parteciperà anche il Presidente dell’IDV Antonio Di Pietro, verranno affrontate le problematiche legate a quell’immensa periferia sociale che prende il nome di disabilità, le tematiche del sociale e le prospettive per una vera integrazione, con particolare attenzione alla tematica dell’assistenza e dell’inclusione.

Sarà anche l’occasione per presentare la nascita dell’Ufficio delle Politiche per il Superamento dell’Handicap nazionale, diretto da Mario Dany De Luca, all’interno del Dipartimento Welfare nazionale dell’IDV del quale è segretario Maurizio Zipponi.

GIOVEDÌ 3 DICEMBRE 2009
CENTRO CONGRESSI FRENTANI
VIA DEI FRENTANI 4 ROMA
Dalle 15.00 alle 19.00
IL VALORE DELL’INTEGRAZIONE: LE PERSONE DISABILI, DIRITTI, RISORSE E PARTECIPAZIONE
“Nulla su di noi senza di noi”

Presenta:
MAURIZIO ZIPPONI
Responsabile Nazionale IdV Lavoro-Welfare

Introduce
MARIO DANY DE LUCA
Responsabile delle Politiche per il Superamento dell’Handicap del Dipartimento Nazionale IdV Lavoro-Welfare

Conclude
ANTONIO DI PIETRO
Presidente Nazionale dell’Italia dei Valori

Intervengono

PIETRO BARBIERI
Presidente FISH Nazionale (Federazione Superamento Handicap)

IDA COLLU
Presidente Nazionale ENS (Ente Nazionale Sordi)

TOMMASO DANIELE
Presidente Nazionale Forum Italiano sulla Disabilità

GIAMPIERO GRIFFO
Rappresentante Italiano sulla Disabilità EDF (European Disability Forum)

GIULIO NARDONE
Presidente Nazionale Associazione Disabili Visivi

CARLO ROSSETTI
Presidente Onorario AISA Nazionale (Associazione Italiana Sindromi Atassiche)

LUIGIA CIVILI
Lavoratrice Cooperativa Sociale Integrata Capodarco

CARLO DI GIUSTO
Allenatore squadra del S.Lucia di Basket in carrozzina

GIUSEPPE ARDIZZONE SILVANA GIOVANNINI RICCARDO ROSSI
Genitori

TIZIANA SANTONI
Operatrice Sociale

Scarica la brochure del convegno


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